Veneto

A Mestre i controlli sui green pass. Ma c’è chi annuncia il rifiuto. Jesolo, al parco Caribe Bay calo del 50 per cento. Ristoranti, c’è caos

Marco Tasca presidia l’ingresso del suo locale, l’enoteca Voy, con il cellulare in mano, pronto a verificare che i clienti abbiano il Green pass. “Senza di questo non si entra” dice, tranchant. Gli esercenti mestrini si spaccano sull’introduzione dell’obbligo, da oggi, di esibire la certificazione verde per accedere nei bar e nei ristoranti al chiuso. “Io i Green pass non li controllo, perché di mestiere non faccio il carabiniere. Mi limiterò a chiedere se li possiedono e poi confido nella responsabilità dei clienti, visto che a loro volta rischiano una multa” spiega Federico Marzola, titolare del ristorante All’ombra del gabbiano.

Green pass la soluzione

Tra chi individua nelle certificazioni verdi la soluzione per non chiudere e chi invece interpreta il provvedimento come l’ennesima mazzata al settore, la maggior parte dei ristoratori si colloca nel mezzo. “Non sarà certo facile chiedere a un cliente di non entrare nel locale. Se una persona mi assicura di possedere il Green pass, ma di avere dimenticato il telefono a casa, io la faccio entrare, chiedendole di portarmi il certificato il giorno successivo. Bisogna essere flessibili” spiega Francesca Cavaccini, titolare del bar Diemme nella piazzetta dell’M9. Mentre Manuel Pintus, a capo del vicino Ca’ di mat, accoglie favorevolmente il nuovo provvedimento: “È una sicurezza in più. Finora sta filando tutto liscio. Magari c’è un po’ di confusione tra i clienti, che devono recuperare al volo codice fiscale e Spid per mostrarmi il certificato, ma nessuno si è lamentato”.

Jesolo

Calo del 50 per cento, il primo giorno con il Green Pass al parco a tema acquatico del lidi di Jesolo “Caribe Bay” è stato in linea con gli altri grandi parchi nazionali che hanno perso la metà dei clienti in mesia. Le nuove regole sono restrittive per queste strutture che venerdì hanno messo in mano la questione ai legali per cercare una via d’uscita. I parchi a tema sono allo stato attuale penalizzati rispetto ad esempio a piscine all’aperto, i parchi acquatici nei centri benessere, oppure nei camping e villaggi in cui il Green Pass non è richiesto. Venerdì il proprietario di Caribe Bay, Luciano Pareschi, è stato impegnato in una lunga videoconferenza con gli altri titolari e gestori di parchi a tema in Italia per cercare di elaborare assieme una strategia. Le decisioni sono rinviate e verranno concordate tra tutte le maggiori strutture in Italia, tra cui appunto Caribe Bay che è il parco a tema numero uno in Italia. “Stiamo cercando di interpretare il decreto legge che parla espressamente di parchi tematici e parchi divertimenti, non di parchi acquatici. Ma noi possiamo tranquillamente rientrare nei parchi acquatici perchè nulla di diverso abbiamo da quelli che sono all’interno di strutture ricettive o piscine all’aperto”.

Le speranze

“Abbiamo ancora qualche speranza”, aggiunge, “perchè altrimenti non ce la faremo a finire la stagione con questi numeri dimezzati a causa delle complicazioni emerse con l’introduzione del Green Pass. Ad oggi siamo al 50 per cento di presenze in meno rispetto alla media. Resta il fatto che in Europa le leggi sono state differenti in materia, non si prevede il Green Pass dai 12 anni, come in Italia, ma dai 18 anni, e già questo cambia molto. Non abbiamo neppure la possibità di eseguire tamponi all’ingresso in modo organizzato e coordinato, magari con le strutture sanitarie, perchè non c’è stato il tempo di farlo e mettere in piedi questi servizi”.

L’organizzazione

“Noi ci siamo organizzati con il personale che controlla all’ingresso le certificazioni, cartacee e attraverso la App”, conclude, “ma certo le cose sono cambiate e ci sono forti rallentamenti che ci hanno davvero penalizzato”.

Caos a Jesolo e San Donà

Green Pass alla prima prova nei ristoranti e locali al chiuso del litorale e del Sandonatese. La prima giornata è stata un vero caos e si teme per il fine settimana. Nel bel mezzo della stagione estiva, proprio quando i locali avevano iniziato a ingranare, arriva la mazzata della certificazione verde obbligatoria. Partendo dall’entroterra, alle Guiane di Noventa, storico ristorante famoso nel Triveneto e nel circuito del Buon Ricordo, venerdì il titolare Lucio Marangoni ha dovuto rinunciare subito a pranzo a oltre 20 clienti: “Non tutti avevano il Green Pass, addirittura nella stessa famiglia o nello stesso gruppo. Non è stato tanto un problema con l’applicazione, perchè chiedevamo il cartaceo, ma la tensione e la rabbia. Consideriamo che già i nostri eventi enogastronomici, come Tuttocrudo o le Tre S, sono passati da 300 a 150 ospiti per le restrizioni”. Sul litorale, solita frenesia di agosto condita con Green Pass all’ingresso dei maggiori locali chedi punto in bianco devono fare i conti con il nuovo sistema. Michele Fontebasso conferma che il ristorante “Tempini”, famoso locale nel cuore del lido, ha già lavorato molto meno, quasi la metà, e si teme per il fine settimana quando ci sarà la vera confusione.

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