Veneto

Al Bo la restituzione dei beni d’arte spogliati agli ebrei

Due conferenze sul saccheggio del Terzo Reich

I bottini di guerra sono gli ultimi ostaggi delle dittature che cadono. Le opere d’arte sottratte dai nazisti agli ebrei, durante la seconda guerra mondiale, sono state centinaia di migliaia, se si includono i libri preziosi la stima arriva ai milioni di pezzi rubati. Confiscate, rivendute e spesso acquisite da musei nazionali attraverso aste, le opere sono oggetto di ripetuti contenziosi tra nazioni.

È successo con l’Adele Bloch-Bauer, capolavoro di Gustav Klimt, confiscato dai nazisti durante l’Anschluss, ma inserito nel testamento di Adele come lascito alla Österreichische Galerie Belvedere e in quello del marito, fuggito in Svizzera, alle nipoti americane. Ma i tesori sottratti cosa sono diventati? Oggetti da riconsegnare ai parenti delle vittime derubate o beni culturalmente integrati in una nuova comunità?

Al tema della restituzione dei beni d’arte un tempo appartenuti a collezionisti ebraici e ad 80 anni dalle leggi razziali e dalla Notte dei cristalli del 1938, il Centro di Documentazione europea dell’Università di Padova in collaborazione con il Dipartimento di Diritto pubblico, internazionale e comunitario dell’Ateneo dedica un incontro dal titolo “Il quadro normativo sostanziale tra diritto internazionale, diritto europeo e diritto interno” che si terrà venerdì 30 novembre alle 14.30 in Aula E di Palazzo Bo in via VIII febbraio 2 a Padova.

All’analisi critica sulla legislazione interna e possibili influenze del diritto dell’Unione parteciperanno Tullio Scovazzi, Università Bicocca di Milano, Lauso Zagato, Università Ca’ Foscari di Venezia, Irene Marchioro, Università degli Studi di Bologna, Maria Savy e Bernardo Cortese, Università degli Studi di Padova.

 

 

 

Giuliana Lucca

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