Veneto

Allarme terza ondata

Il fantasma della terza ondata, mentre la seconda ufficialmente è ancora in corso, si agita dietro i numeri di Brescia, per cui Guido Bertolaso parla esplicitamente di un nuovo assalto epidemico, il terzo della serie appunto: «La provincia di Brescia ha un’incidenza doppia rispetto al resto delle province lombarde – ha detto al consiglio regionale lombardo – Allo stato attuale, la situazione è sotto controllo e gestibile rispetto all’autunno passato in tutta la regione». Con l’eccezione appunto di Brescia, dove «siamo di fronte alla terza ondata. Uno stato che va aggredito immediatamente». Le rianimazioni soffrono, parte dei pazienti è stata trasferita nelle zone vicine. Brescia a parte, i dati lombardi vedono aumentare i ricoveri in terapia intensiva a 408 (più 17 nelle ultime 24 ore), le vittime sono state 43 e i nuovi casi 2.480, ma il tasso di positività è in discesa, dall’8,3% di lunedì al 7% di ieri.

Il caso Veneto

Allarmano i numeri del Veneto, dove contagi e ricoveri riprendono a correre dopo il rallentamento di lunedì, quando si erano registrati 509 casi: ieri sono raddoppiati passando a 1. 062, mentre le morti sono state 21. Male i ricoveri, con 46 pazienti in più nei reparti non critici degli ospedali, dove sono ospitate 1.255 persone. Crescono anche i malati in terapia intensiva, 139 in totale (+3). Era dallo scorso primo gennaio che non si registrava un aumento dei ricoveri, sottolinea il governatore del Veneto Luca Zaia: «Non sottovaluterei questo dato, perché ci preoccupa. È il primo giorno di risalita». Anche in Piemonte aumentano i ricoveri per il terzo giorno consecutivo (145 i pazienti Covid nelle terapie intensive e 1919 negli altri reparti). Sul piano nazionale, i nuovi casi di coronavirus ieri si sono attestati a quota 13.314 su 303.850 tamponi, un tasso di positività arretrato al 4,4% contro il 5,6% di lunedì, quando i test si erano fermati a 170.672. I decessi sono stati 356 rispetto ai 274 morti e ai 9.630 casi di due giorni fa. Cresce il numero di posti occupati nelle terapie intensive, da 2.118 a 2.146, con 28 persone in più. C’è anche un bilancio aggiornato dei medici uccisi dal coronavirus dall’inizio della pandemia: è salito a 328 morti fra personale in servizio, in pensione o richiamato al lavoro a causa dell’emergenza, calcola la Federazione nazionale degli ordini dei medici.

Le microzone

Ci sono le zone gialle, quelle arancio e poi ci sono le microzone rosse, come quelle decise nel Lazio, dove il Comune di Torrice si è aggiunto a quelli di Carpineto, Colleferro e Roccagorga. Si sconta l’arrivo delle varianti inglese e brasiliana. In Sicilia, situazione analoga a San Cipirello e San Giuseppe Jato, e in Toscana a Cecina per una settimana. A Sanremo e Ventimiglia sono state decise restrizioni più dure rispetto a quelle delle zone arancioni, anche se tecnicamente le due città non sono rosse. In Lombardia istituite zone arancioni rafforzate in tutta la provincia di Brescia e in otto comuni del Bergamasco e del Cremonese. Il governo intanto accelera sul nuovo Dpcm con le norme anti-contagio che rimpiazzeranno quelle in scadenza il 5 marzo: ieri sera la riunione col premier Mario Draghi di ministri e tecnici. Gli allarmi da terza ondata provengono anche dall’Umbria, secondo l’analisi del fisico Luca Gammaitoni dell’Università di Perugia: «Ci sono alcuni elementi scientifici che fanno ipotizzare di essere vicini al picco della terza ondata della pandemia. Se continuiamo come negli ultimi 3 o 4 giorni, la prossima settimana potrebbero cominciare a scendere i positivi». Il giornale inglese The Guardian ha pubblicato un rapporto datato 4 febbraio 2020 in cui l’Italia si autovalutava al livello di preparazione 5, il più alto, nell’affrontare una pandemia. Ieri il rapporto è stato consegnato ai pm di Bergamo che indagano sulla gestione della crisi.

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close