Veneto

Altro che normalità

Dovevamo tornare alla normalità, invece, come una bomba, ieri sera è scattato il nuovo decreto del Consiglio dei Ministri che definisce “linea rossa” ben 14 province tra Veneto, Lombardia, Emilia e parte del Piemonte.

La normalità che non esiste

Inutili gli appelli a cercare di tornare alla normalità. Nonostante fior di virologi e studiosi abbiano detto che il tasso di mortalità è estremamente basso per il coronavirus. Era molto più alto per la Sars o per l’Ebola. Non certo per il coronavirus. Eppure ecco che da oggi entrano misure straordinarie.

Cosa dice il decreto

A grandi linee impedisce gli spostamenti ad zone rosse a zone non toccate dal virus. Ma non dà assolutamente sensazioni di decisioni prese per riportare la tranquillità nel Paese. Chiusura di ristoranti, esercizi commerciali, Centri Commerciali con i negozi chiusi al sabato e domenica ma solo la parte gastronomica aperta. Si chiede di non assaltare (come è successo poco tempo fa) i banchi alimentari. Gli esercizi pubblichi come i ristoranti o pizzerie chiuderanno alle 18.00 nel servizio ma potranno organizzarsi per il take away. Siamo al paradosso. Giusto per carità tutelare le fasce più deboli ma nemmeno scatenare una pandemia.

Normalità e contagio

Certo la situazione non è bella. Intanto bisogna attenersi alle norme igieniche descritte nel precedente comunicato del Consiglio dei Ministri. Ma adesso il virus rischia di propagarsi ancora di più. Già questa mattina la stazione di Milano era presa d’assalto da gente che voleva tornare al Sud per evitare il contagio, rischiando invece di espanderlo. Ci voleva tanto a capire che la situazione era stata sottovalutata sin dall’inizio? Bastava seguire certe piccole regole.

La crisi sanitaria

Il fatto che oggi la situazione sia esplosa e non ci sia l’auspicato ritorno alla tranquillità è anche dovuto ai Governi che fino ad oggi si sono alternati. Negli ultimi anni la politica ha ridotto drasticamente gli investimenti nella sanità. Secondo gli ultimi dati OCSE negli ultimi 10 anni la sanità ha visto tagli per 37 miliardi. Esatto! 37 miliardi! Se leggete i commenti dei politici di Governo loro sono preoccupati del fatto che il sistema sanitario possa collassare. Invece, grazie ai tagli, il sistema sanitario l’hanno assassinato loro ed ora hanno paura che collassi! Tutti pronti a fare i complimenti al sistema sanitario e medici per il loro aiuto durante l’emergenza ma solo perchè hanno paura di perdere il loro consenso. Allora meglio sacrificare migliaia di imprese e denaro pubblico invece di ammettere che hanno fallito la programmazione sulla sanità. Vedere tende fuori dal pronto soccorso come nemmeno i medici di Emergency fanno in Africa, lamentarsi del calo del numero dei medici, fare tamponi come non ne hanno fatto nemmeno in Africa per l’Ebola è semplicemente assurdo. E’ servito solo a scatenare il panico e non certo a trasmettere tranquillità.

Zaia: “No al Veneto zona rossa”

Coronavirus, è scontro aperto tra Regione Veneto e Governo. Il presidente Zaia, non appena il dpcm è stato firmato dal premier Conte, ha inviato a Roma le controdeduzioni dell’Unità di Crisi del Veneto, chiedendo che le province di Padova, Venezia e Treviso vengano stralciate dalla zona rossa. Il Veneto si oppone alla creazione delle tre zone di isolamento nella regione previste dal Dpcm. Nelle controdeduzioni inviate al Governo, il comitato tecnico scientifico di supporto all’Unità di crisi aveva chiesto «lo stralcio delle 3 province di Padova Treviso e Venezia dal decreto». A fronte di cluster circoscritti, «e che non interessano in maniera diffusa la popolazione generale, non si comprende – è scritto nelle controdeduzioni – il razionale di una misura che appare scientificamente sproporzionata all’andamento epidemiologico».

OK Zaia, ma prima…

Benissimo la reazione del Governatore, ma Zaia non ha certo aiutato la tranquillità. Prima in un video ha attaccato i cinesi come “mangiatori” di topi basandosi su un video poi rivelatosi un fake. Senza pensare che lui stesso aveva postato una foto con topi essiccati in trincea durante la prima Guerra Mondiale. Dove per fame si mangiava tutto.

La reazione di Zaia

Ecco la relazione del Comitato tecnico scientifico a supporto dell’Unità di crisi della Regione Veneto su emergenza Coronavirus con le valutazioni e le controdeduzioni  alle misure contenute nel DPCM  approvato dal Consiglio dei ministri in data odierna, ciò al fine di chiedere lo stralcio delle tre province di Padova Treviso e Venezia dal decreto stesso

Normalità. Ma a Venezia che si fa?

Beh. A Venezia la situazione è paradossale. La Perla del Mondo è deserta. Si è vista cancellare il Carnevale e gli eventi maggiori. E prima colpita dall’acqua alta. E il suo sindaco che ha fatto? Si è messo a canticchiare in passeggiata notturna con un coro da stadio dicendo che torneremo alla tranquillità. Bel modo di offendere la cultura millenaria di Venezia. E adesso?

Normalità e mala informazione

L’errore è stato anche alla base. Nessuno si è preoccupato di intervistare virologi o medici. I primi ad essere interpellati sono stati i politici, giocatori, personaggi famosi. Tutti bravissimi per carità ma nessuno esperto della materia. Ribadiamo. Il virus ha un tasso di contagio molto più alto di altri virus ma, per contro, è meno mortale. Certo un milione di contagiati fermerebbe qualsiasi paese. Ma DI CORONAVIRUS non si muore! Allora che il Consiglio dei Ministri inizi a fare buona comunicazione. Video ogni mezz’ora a reti unificate per spiegare il nuovo decreto-legge. Ma senza panico! Che illustri quali aiuti potranno arrivare dopo l’emergenza. E che spieghi che in Italia non c’è la peste. Il paziente “zero” è un tedesco e noi italiani con il nostro allarmismo l’abbiamo cercato qui per mesi! Intanto però in Cina in 3 giorni hanno costruito due nuovi ospedali. Ah però, invece in Italia abbiamo avuto bisogno che Barbara D’Urso ci insegnasse a lavarci le mani!

Cosa si nasconde dietro questa decisione?

Domanda più che normale. Molto. Tutto quello che ci hanno tenuto nascosto. A cominciare dal fatto che hanno sbagliato comunicazione. Che hanno esasperato gli animi. Che hanno fatto molti più tamponi del necessario. E che il tasso di mortalità poteva essere controllato meglio. Il Veneto ora ha un numero di contagiati inferiori a Lombardia ed Emilia. E aumentano le guarigioni. Epidemia? Ma dove? Volete sapere cosa significa epidemia? Ecco un esempio. L’influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell’influenza H1N1. Questa è un’epidemia!

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