Veneto

Arrivano i Nas per vaccini e intermediari

Le trattative della Regione Veneto per l’acquisto sul mercato parallelo di dosi aggiuntive di vaccini finisce sotto la lente della procura di Perugia. La quale, per accertare le modalità dell’eventuale approvvigionamento, ha chiesto al Nas di acquisire tutta la documentazione relativa a disposizione di palazzo Balbi. Lo si apprende dal Nas, incaricato dai magistrati di procedere in tal senso. L’obiettivo delle acquisizione nella sede della Regione Veneto – in base a quanto viene riferito – è di accertare i presunti proponenti di forniture di vaccino in deroga agli accordi con le Autorità centrali. Le acquisizioni riguardano anche la struttura guidata dal commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, e l’Aifa. Si vuole fare luce, quindi, sulle modalità di approvvigionamento dei vaccini, il quadro normativo-contrattuale vigente a livello nazionale ed europeo, le modalità e i criteri per la distribuzione tra Regioni, nonché se risultino Regioni che abbiano inoltrato istanze ai fini dell’approvvigionamento diretto.

La Procura

La decisione della procura perugina scaturisce nell’ambito delle indagini sul tentativo di truffa da parte di un 40enne, originario della provincia di Messina, che a gennaio scorso – accreditandosi falsamente come intermediario per conto di AstraZeneca Internazionale – proponeva alla Regione Umbria l’acquisto di vaccini anti Covid-19.Intanto il governo non intende farsi prendere per il naso dalle varianti. Che per ora dovrebbero tingere di arancione solo l’Emilia Romagna, ma che tra due, massimo tre settimane secondo le previsioni di Iss e Salute spingeranno con ogni probabilità verso l’alto la curva epidemica. Per questo la parola d’ordine di Speranza è: nessun allentamento delle misure in scadenza. Il 25 febbraio scade infatti il decreto che vieta gli spostamenti anche tra le regioni gialle e sicuramente verrà reiterato. Il 5 marzo poi è la volta del Dpcm, che contiene il coprifuoco alle 22, e le chiusure di cinema, teatri, piscine, palestre, oltre che di ristoranti e bar la sera. Tutto prorogato anche in questo caso. Ma con il moltiplicarsi delle varianti probabilmente non basterà. Lo sa prima di tutto l’Europa.

La UE

La Commissaria Ue, Ursula Von der Leyen, si è confrontata ieri con il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, per parlare, così come ha fatto con i più importanti Paesi dell’Unione, di accelerazione della campagna vaccinale e dell’obiettivo “Covid zero” da raggiungere attraverso nuovi lockdown. Il ragionamento che fa la Commissione è questo: «Se non facciamo un sacrificio ora, rischiamo di non uscire mai dalla pandemia, perché se le varianti prendono il sopravvento c’è il rischio che gli stessi vaccini perdano efficacia». L’Italia in questo momento di andare in lockdown nazionale non ci pensa proprio ma un inasprimento della stretta sembra nelle cose. La chiusura di asili e scuole elementari non è più un tabù e per consentire ai genitori di andare comunque al lavoro si farebbe uso a piene mani dei bonus baby sitter, come ha fatto l’Umbria per la provincia di Perugia in lockdown.Il governo è pronto a riproporre anche il “metodo Natale”, con almeno un paio di settimane tutte arancioni nei giorni feriali e rosse nei festivi e prefestivi. Oppure intervenire con il bisturi traslando dal livello regionale a quello provinciale il sistema “a semaforo”, basato sui 21 indicatori del monitoraggio settimanale. Che oggi dovrebbe spostare dal giallo all’arancione solo l’Emilia (le Marche sono in bilico), confermando nel medesimo colore Liguria, Toscana, Abruzzo, Trentino, Alto Adige e Umbria.

La campagna

Nella fascia bianca dove tutto riapre dovrebbe fare il suo ingresso la Valle d’Aosta. A marciare sempre più con il freno tirato è la campagna vaccinale. E, come detto, si muovano anche i Nas che fanno visita nella sede della Regione Veneto per accertare chi siano gli intermediari che propongono il vaccino Pfizer al di fuori degli accordi stabiliti dall’azienda con la Commissione Ue. «Si tratterebbe di due russi», riferisce un’autorevole fonte del ministro della salute. «Ma visto che l’azienda ha categoricamente escluso la vendita nel libero mercato – spiega – delle due l’una: o si tratta di un tentativo di raggiro, oppure di dosi acquistate non si sa come da paesi poveri e rivendute con sovrapprezzo a quelli ricchi».

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