Veneto

AstraZeneca taglia ancora al Veneto

Le inchieste di almeno tre procure e lo stop da parte del ministero della Salute bloccano il progetto di approvvigionamenti extra di dosi vaccinali della Regione. Il tutto mentre AstraZeneca annuncia il taglio del 15% delle dosi in consegna in Italia comprese quelle destinate al Veneto. Un ulteriore rallentamento nell’ambito di una campagna per l’immunizzazione che è già in ritardo. Il faro accesso dalle procure di Perugia, Roma e Milano sul mercato parallelo di vaccini non darà, di fatto, seguito alla richiesta di chiarimenti avanzata dalla Regione agli intermediari che si erano proposti e in particolare ai due che avevano offerto a palazzo Balbi 27 milioni di dosi Pfizer e una successiva fornitura AstraZeneca. La strada era già in salita, ora pare sbarrata senza mezzi termini.

Flor preoccupato

Tutta la documentazione relativa ai contatti preliminari intercorsi tra la struttura del segretario generale della sanità veneta, Luciano Flor, e i broker che hanno proposto una fornitura parallela di vaccini anti-Covid è stata consegnata dallo stesso Flor ai carabinieri del Nas di Treviso nel corso del confronto di quattro ore che si è tenuto venerdì mattina scorso nella sede del Nucleo a Treviso. La lista dei venti intermediari che hanno contattato il Veneto ora sarà incrociata con quelle acquisite nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone. Si tratta di chiarire il ruolo di intermediari, faccendieri, broker ma anche semplici millantatori. Una galassia di personaggi dai contorni ancora poco chiari che, quasi contemporaneamente, ha avvicinato amministratori regionali per proporre loro, a prezzo maggiorato rispetto a quanto stabilito dalla Ue, partite di vaccini anti-Covid. Le inchieste si incrociano. Oltre al profilo penale per il quale si sta procedendo, a Roma i magistrati potrebbero ipotizzare altre accuse come la tentata truffa.

Accusa di truffa?

Lo stesso reato per il quale sono a lavoro i magistrati di Perugia dopo la comunicazione ricevuta dall’assessorato regionale dell’Umbria. Nel procedimento risulta indagato un commercialista messinese di 50 anni. L’uomo, accusato anche di sostituzione di persona e che il 6 febbraio scorso è stato raggiunto anche da una perquisizione, si sarebbe spacciato come intermediario di una società farmaceutica. Un modus operandi che il professionista avrebbe messo in atto anche con altre amministrazioni locali, ma su questo punto risposte potrebbero arrivare dai documenti acquisiti dai carabinieri in Veneto, direttamente negli uffici della struttura commissariale e all’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

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