Veneto

Azione legale contro la Pfizer

Dosi e non fiale. Consegne su base trimestrale e non settimanale. Quando all’Avvocatura dello Stato hanno letto il contratto stipulato con Pfizer, hanno capito subito che per il nostro governo non sarà facile mettere con le spalle al muro la multinazionale americana. La diffida inviata ieri, per conto del Commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, chiede il «rispetto degli obblighi contrattuali relativi, anzitutto, alla mancata consegna di dosi destinate alla campagna di vaccinazione della popolazione italiana». Con la minaccia di «ulteriori azioni da intraprendere, in sede nazionale ed europea, a tutela della regolare prosecuzione della campagna e della salute dei cittadini». Una causa civile con richiesta di risarcimento danni, un esposto penale per danno procurato alla salute pubblica, un’iniziativa da sollecitare alla Commissione europea per avviare una controversia presso il foro di Bruxelles, visto che lì è stato firmato il contratto principale con Pfizer, di cui i contratti dei singoli Paesi sono semplici declinazioni.

Non facile

In teoria è tutto possibile, in pratica il percorso è piuttosto accidentato. Perché se è vero che finora Pfizer non ha consegnato praticamente mai all’Italia il numero esatto di dosi annunciate ogni settimana, con riduzioni via via più pesanti (il 30% e il 20% in meno nelle ultime due settimane) è anche vero che da nessuna parte, nel contratto, vengono indicati i dettagli delle forniture settimanali. C’è solo il riferimento alle 8 milioni e 700mila dosi da recapitare all’Italia entro il 31 marzo: se a quella data la consegna non sarà stata completata, si potrà avviare una contestazione e pretendere il pagamento di una penale. Non sicuro, tra l’altro, perché l’azienda, sempre in base al contratto, avrebbe prima la possibilità di “rimediare” all’inadempienza. Al momento, con la spedizione attesa tra oggi e domani, arriveremo a un totale di 2 milioni e 300mila dosi, poco più di un quarto della quantità prevista nel primo trimestre. Pfizer ha già assicurato che dalla prossima settimana il ritmo delle forniture tornerà regolare.

Cosa può fare la Pfizer

Senza dubbio, a febbraio e marzo Pfizer dovrà aumentare il numero di fiale da inviarci e non ridurlo, come ha fatto ultimamente, approfittando del riconteggio autorizzato dall’Ema: 6 dosi utili in ogni fiala invece che 5. Ma è difficile sostenere l’accusa di non aver rispettato il volume di consegne previsto. A meno che non vengano ritenute vincolanti le comunicazioni intercorse tra Pfizer e la struttura commissariale, in cui veniva illustrato nel dettaglio il numero delle dosi in spedizione per ogni settimana. Quello sì disatteso, anche con un preavviso minimo.

Interviene Arcuri

«Se l’Avvocatura si è mossa in questo senso, evidentemente ritiene ci siano basi legali solide su cui agire – spiegano dallo staff di Arcuri – noi abbiamo fornito tutta la documentazione utile». Altro comportamento contestato, l’aver stabilito in modo unilaterale a quali Regioni tagliare in misura maggiore la fornitura, creando inevitabilmente degli squilibri nella gestione della campagna vaccinale a livello locale, in particolare per la pianificazione dei richiami. Il punto, però, è che la battaglia legale è rischiosa anche dal punto di vista dei rapporti con Pfizer, almeno finché saremo dipendenti dal loro vaccino, come lo siamo stati finora. Anche per questo Arcuri ha mandato un messaggio chiaro: «Per gli italiani i vaccini sono più importanti di qualsiasi risarcimento, ma non deve succedere che non arrivino né i vaccini né il risarcimento economico». Potendo scegliere meglio tutti i vaccini, il prima possibile, perché «la speranza, nonostante tutto, è che l’immunità di gregge si possa raggiungere in autunno».

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