Veneto

Bando Periferie, Giordani all’attacco

L'Anci valuta il ricorso al Tar e alla Corte costituzionale. M5S fermo sul no: «Restituiremo le spese sostenute». Il sindaco di Padova: «Pronto a restituire la fascia a Conte»

Padova – «Pronti alle barricate: dalla protesta davanti a Montecitorio a consegnare le fasce tricolori al premier Conte». Si va verso una protesta clamorosa per i soldi del Bando Periferie che non arriveranno più ai comuni. Anche Sergio Giordani ha partecipato alla Camera all’audizione della delegazione dell’Anci, l’associazione dei comuni: «Governo del cambiamento? Sì ma in peggio», dice il primo cittadino. Ma l’esecutivo “legastellato” risponde picche: «Pronti a rimborsare le spese di progettazione, ma i soldi andranno a tutti i comuni non solo a pochi».

Il più battagliero è il sindaco di Bari Antonio De Caro, che comunque non perderà i soldi perché la sua città si è classificata tra le prime 24 che mantengono il finanziamento (in Veneto si salva solo Vicenza). Da presidente dell’Anci però è netto: «Questo è un furto con destrezza, fatto di notte e senza interloquire con nessuno – spiega – Ci tolgono 1,6 miliardi di euro con un emendamento che riguarda oltre 326 comuni e 19.803.099 di cittadini, cioè un terzo del Paese. E abbiamo già contato spese per 65 milioni di euro sostenute in questi mesi».

A nome di tutti i sindaci («senza differenze né politiche né geografiche», spiega) annuncia che è pronto un ricorso al Tar, che ci si rivolgerà alla Corte costituzionale: «Useremo anche tutti gli strumenti politici. Anche lanciare in terra le fasce tricolori». E persino non presentarsi alla conferenza unificata interrompendo così di fatto i rapporti istituzionali.

Si rivolge direttamente al leader della Lega il sindaco Sergio Giordani: «Salvini aveva promesso ai veneti che i progetti esecutivi sarebbero stati tutti finanziati. Ora mantenga la parola data», accusa. Padova infatti ha correttamente inviato tutta la documentazione a Roma, arrivando anche ad avviare le gare nei giorni scorsi. Al contrario, ad esempio, di Treviso che non ha ancora (complice il cambio di amministrazione) i progetti pronti.

Nella “sala del mappamondo” di Montecitorio ha assistito al dibattito tra i deputati e il presidente dell’Anci Decaro. L’impressione che ne ha avuto è stata però piuttosto negativa. E l’umore della delegazione padovana è virato al pessimismo. «Io faccio il sindaco da un anno e sono un civico, arrivo dal mondo dell’imprenditoria – ha raccontato Giordani a giornalisti e parlamentari – E nel mio mondo di riferimento i contratti si rispettano. Noi abbiamo firmato una convenzione con lo Stato e adesso rischia di diventare carta straccia: sono davvero sbalordito». Cosa rischia di perdere Padova? Non solo i 18 milioni di fondi statali ma anche altri 9 milioni di co-finanziamento dei privati, se quei progetti non dovessero mai partire. La decisione definitiva sul Bando Periferie verrà presa dall’aula della Camera il prossimo 11 settembre.

Ma un segnale negativo arriva dalla dichiarazione del viceministro all’economia Laura Castelli e del sottosegretario Simone Valente (entrambi pentastellati). «Deve essere chiaro che i fondi per i comuni aumenteranno. Permetteremo a tutti i comuni di utilizzare gli avanzi di cassa per rilanciare gli investimenti in opere pubbliche – spiegano – Poi abbiamo garantito i 500 milioni per i primi 24 progetti del Bando Periferie. Per gli altri 96 comuni saranno risarciti gli importi già spesi per progettazione e appalti. Non potevamo permetterci di tenere fermo 1 miliardo per progetti ancora in corso di valutazione». Questa la versione “grillina”. Resta il silenzio leghista. Quello in cui spera Giordani, al di là delle differenza politiche.

E.P.

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