Veneto

Baristi e negozianti non vogliono responsabilità

Nessun pugno di ferro contro i commercianti. I baristi stiano tranquilli, non verranno multati se i loro avventori sorseggeranno l’aperitivo con la mascherina che non copre bene il naso. Ci mancherebbe altro. Ma per vincere la pandemia bisogna collaborare, senza alzare troppo la voce: l’ordinanza che regola gli accessi ai centri commerciali richiede solo il criterio del “buon padre di famiglia”. Previsto dal codice civile. Chi picchia la moglie lo calpesta mentre chi si fa carico della sicurezza dei figli adempie fino in fondo al proprio dovere. Luca Zaia prima di affidare all’avvocato Botteon i dettagli tecnici dell’ordinanza, risponde alle critiche sollevate da Appe, Ascom e Confesercenti che minacciano la rivolta contro i diktat del Cts poi avallati dal governatore.

La risposta di Zaia

«Sia chiaro, il gestore non ha responsabilità sui controlli, non deve fare il vigilantes e assumere le guardie per mettere ordine alle code. Basta stampare dei cartelli in cui si indica il numero massimo di persone ammesse nei locali. Quanto ai clienti, è chiaro che si va al bar con la mascherina, la si toglie per bere il caffè e poi la si rimette un secondo dopo», spiega Zaia.

I cartelli

L’avvocato Franco Botteon, che guida protempore l’ufficio legale della Regione, precisa di aver corretto i parametri di ingresso nei negozi: 1 persona alla volta nei locali fino a 40 mq; 8 persone fino a 250 metri e oltre questa soglia scatta il parametro di un cliente ogni 20 mq. In altre parole in un ipermercato di 2000 mq entrano fino a 100 persone, esclusi sempre i dipendenti. All’ingesso ci vuole il kit con i numeri per mettersi in coda senza scalpitare. Il Veneto con Lazio e Sardegna è tra le pochissime regioni che godono il privilegio della zona gialla: ci si può spostare in tutti i comuni, non c’è il lockdown da arresti domiciliari come in Lombardia, spiega Zaia. Basta per placare la polemica?

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