Veneto

Benvenuti nello Zaiastan!!

Inutile nasconderlo. Si sapeva che avrebbe vinto. Ma non con questo risultato. Luca Zaia si riconferma Presidente del Veneto e surclassa persino i colleghi di partito schierati in appoggio con la lista “Lega per Salvini”. La sua “Lista Zaia” fa il vuoto. E crea in Regione Veneto un piccolo stato: lo Zaiastan.

Il record dello Zaiastan

È record di preferenze per il presidente leghista Luca Zaia, che prende il 76,8% dei voti e viene riconfermato governatore. Il principale candidato di centrosinistra, Arturo Lorenzoni, ha il 15,7% delle preferenze, che gli derivano per la maggior parte dal partito democratico (11,9%). Terzo Enrico Cappelletti, dei 5Stelle, con il 3,3. Tutti gli altri candidati sono sotto l’un per cento. Nessun presidente nella storia delle Regioni ha avuto più del 70 per cento dei consensi, come emerge dai dati raccolti dall’Osservatorio regionale del Veneto. E Zaia è stato riconfermato governatore per il terzo mandato.

Zaiastan chiama Italia

Il risultato del Veneto è importante anche sul fronte interno alla Lega, perché Zaia è considerato l’antagonista politico del leader Matteo Salvini. La lista personale del governatore – ribattezzato anche “Il Doge” – ha surclassato quella ufficiale della Lega. Matteo Salvini prova a ridimensionare il derby interno al partito: “Nessuna competizione, sono orgoglioso”. E lo stesso Zaia precisa: “Con Salvini ci siamo messaggiati, si è congratulato. Per me non cambia nulla, non ho ambizioni nazionali, amministrerò 5 anni”. Certo, e lo farà da solo. Perché di fatto ha annientato ogni opposizione.

Zaiastan e il 3% nazionale

Sembra assurdo ma è così. Zaia da solo vale il 3% nazionale della Lega. E non è un caso se molti rumors, nonostante le dichiarazioni sopra riportate, dicano che ora l’incubo peggiore di Matteo (Salvini) si chiama Luca (Zaia). Le tre liste della Lega hanno un’ampia maggioranza assoluta e raggiungono il 63,9% dei consensi (44,6% Zaia Presidente, 16,9% Lega, 2,4% Veneto Autonomia). Il che vuol dire che gli altri partiti della coalizione fanno peggio del previsto. Fratelli d’Italia si ferma infatti al 9,5% delle preferenze e Forza Italia al 3,6%.

L’opposizione

Passando a quella che sarà l’opposizione, ‘Il Veneto che vogliamo’ prende appena il 2%, Europa verde l’1,7%, +Veneto in Europa lo 0,7% e Sanca veneta lo 0,1%. Il totale di coalizione è quindi 16,4%. Tracollo per i pentastellati. Il candidato alla presidenza Enrico Cappelletti arriva al 3,3% ma la lista del Movimento 5 stelle si ferma al 2,7%. E peggio fanno Paolo Girotto (Movimento 3v) allo 0,9%, Antonio Guadagnini (Partito dei veneti) 0,8%, Paolo Benvegnù (Solidarietà Ambiente Lavoro) 0,8%, Daniela Sbrollini (Italia viva) 0,6%, e Patrizia Partelle (Veneto ecologia solidarietà) 0,6%.

Zaiastan per cinque anni

Secondo le stime dell’attribuzione dei seggi effettuate dall’ufficio elettorale del consiglio regionale Veneto, la maggioranza otterrà complessivamente ben 41 seggi, di cui 24 alla lista Zaia Presidente, nove alla Lega, cinque a Fratelli d’Italia, due a Forza Italia e uno alla lista Veneto Autonomia. Alla coalizione di centrosinistra andranno otto seggi, di cui sei al Pd, uno a il Veneto che vogliamo e uno a Europa verde. Il Movimento 5 stelle non entrerà nemmeno in consiglio regionale, così come le altre liste che non hanno superato la soglia del 3%.

Gli errori degli avversari

Tanti, troppi per non essere menzionati. Lorenzoni (tolti gli addetti ai lavori) non aveva il carisma adatto almeno per competere se non alla pari ma per dimostrare che il PD c’era. Il M5S paga un calo di 100.000 elettori che dopo l’apparentamento con la Lega prima e il PD poi, non si sono più riconosciuti nel movimento. E il fatto che Cappelletti sia stato candidato solo nella provincia di Treviso dove lo Zaiastan ha la capitale in quel di Godega di Sant’Urbano la dice lunga. Il resto sono solo ripicche. La Rubinato ex PD non ha colto nel segno con il suo Veneto per le Autonomie, lo stesso la Bertelle, ex M5S che sembra si sia candidata quasi per dispetto. Sbrollini non pervenuta. E Guadagnini con la sua sconfitta ha dato ragione a INV. Con loro era entrato in consiglio. Adesso ne è fuori. Poche chiacchiere. Zaiastan perché da adesso comanda solo Luca!

Il crollo degli alleati

Non ce ne è per nessuno. Zaiastan ha dato lezioni anche alla lega stessa (dove si salva solo Marcato), a FdI che si sono trovati staccati di quasi 30 punti e dove la sola Donazzan ha qualche speranza in giunta forte dei suoi 10.000 voti nel vicentino e crollo totale per la Gardini che raccoglie solo 2.000 preferenze nella sua Padova. Insomma, debacle completa. Peggio ancora per Forza Italia staccata quasi di 36 punti. L’assenza di un leader e la mancata presenza di Berlusconi si sono fatti sentire. Gli effetti? Questione di giorni quando Zaia creerà la sua squadra.

Il vero vincitore per Zaiastan

Poco da dire anche in questo caso. Il vero vincitore è stato il Covid. Zaia ha saputo cavalcare molto bene la situazione. Ha avuto accanto Crisanti fino a quando la presenza del virologo non è stata troppo ingombrante. E il poco tempo per la campagna elettorale lo ha avvantaggiato. Complice anche l’assenza di Lorenzoni proprio colpito dal Covid. Nessun confronto diretto, nessun dibattito. L’uomo di Godega ha vinto, anzi stravinto, in scioltezza. E adesso tutti, in tutta Italia dovranno fare i conti con lui.

Gli attacchi e i mea culpa

Fuori dal parlamento. Volatilizzati. E addio sogni di gloria. È ormai ufficiale. I Cinquestelle restano fuori dall’assemblea veneta dove lasciano sul campo ben quattro seggi. Enrico Cappelletti lo dice quasi sottovoce e lo chiarisce subito. Sarà l’extrema ratio, ma i pentastellati ci stanno pensando. L’idea è quella di un ricorso al Tar per veder tutelati i propri diritti e i propri voti. «Chiederemo un riconteggio dei voti – dice -, ma soprattutto vogliamo che, al momento della verifica, venga stabilito il principio che i voti sulla mia persona (3.2 per cento) possano essere letteralmente sovrapponibili con quelli della nostra lista che ha raggranellato il 2.6 per cento». Un escamotage che consentirebbe ai Cinquestelle di tornare in consiglio regionale. Possibile? Tecnicamente si. Ma come si dice, se Atene piange Sparta non ride. FdI che contavano tanto sulla loro crescita hanno visto Fitto sconfitto inesorabilmente. La Toscana è restata a sinistra e solo le Marche (capirai che successo) hanno cambiato bandiera. Per carità. A Venezia entra in consiglio Raffaele Speranzon ma con 1.500 preferenze. Verona e Vicenza hanno surclassato anche il capoluogo di Regione. La Meloni avrà il suo bel pensare.

Gli errori che hanno permesso la creazione dello Zaiastan

Candidati non all’altezza. Beghe interne. Il crollo del movimento di rottura che doveva essere il cinquestelle. Da cosa si capisce? Dalle dichiarazioni di Maniero e D’Incà. L’ex sindaco di Mira non le manda a dire: «È assurdo che oggi parli ancora chi ha sostenuto la linea che ha condannato il Movimento Cinquestelle all’irrilevanza da Nord a Sud, noi siamo entrati in Parlamento perchè eravamo il contrario di questo: quella del Pd ad ogni costo non è una politica di governo». Immediata la replica del ministro bellunese che difende l’operato del Governo invitando tutti ad un bagno di realtà. “I tempi del noi contro tutti sono finiti ribadendo il proprio sostegno all’alleanza tra Grillini e Partito democratico su tutto il territorio nazionale”. La scaramuccia tra Maniero e D’Incà rischia di essere solo la punta dell’iceberg di un regolamento di conti, tra correnti diverse, come già accade a livello nazionale tra Di Maio da una parte e Di Battista dall’altro. E intanto si fanno i conti anche negli altri partiti. Un dato? Il coordinatore regionale di FI ha preso meno voti della consigliera Onisto. Punto.

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