Veneto

Bibione come Eraclea. Codognotto: «Niente pressioni sennò le avrei denunciate»

L’ordinanza del giudice triestino Manila Salvà non lascia margine a interpretazioni e parla di «pressioni» esercitate dagli indagati per condizionare la delibera di riduzione degli ambulanti modificare l’organizzazione del mercato del Lido del Sole. Il sindaco di San Michele al Tagliamento, Pasqualino Codognotto, ha fatto passare un giorno dal blitz della Direzione investigativa antimafia triestina, per raccontare la sua verità. 

La presa di posizione di Codognotto

«Non abbiamo mai avuto alcuna pressione dal gruppo di commercianti arrestati – chiarisce Codognotto -. O almeno, non di più di quanto accade solitamente con tutte le associazioni che organizzano manifestazioni. Ogni esercente cerca di lavorare e quindi pone delle richieste che vanno valutate dall’ufficio al commercio del Comune, dal dirigente e dalla Giunta. Accade da sempre. Se solo ci fossero state pressioni avremmo immediatamente denunciato all’autorità giudiziaria». Gli investigatori l’altro ieri sono entrati in Comune per verificare gli atti amministrativi legati al mercato: non un sequestro, solo una presa di visione utile per le indagini. «Ci hanno chiesto la copia degli atti amministrativi che abbiamo naturalmente consegnato mettendoci a disposizione anche per altre esigenze», spiega Codognotto.

Le intercettazioni

Le intercettazioni disposte dalla Procura tirano in ballo anche Annalisa Arduini, assessore al Commercio. Sua la frase, riportata nell’ordinanza del gip, secondo cui i commercianti stavano esagerando, adesso la devono smettere tutti perché uno mi pedina in giro per il mercato per vedere dove sono … oh! ragazzi non siamo mica a … a … a Scampia eh. «È una affermazione che va contestualizzata – spiega Arduini -. È una frase colorita perché spesso mi esprimo con toni accesi. Messa così, estrapolata da tutti i contenuti, fa presumere che sapessi che avessimo a che fare con un clan. Non è così, anzi, lo avrei subito denunciato. Non ho mai vissuto pensando di avere a che fare con dei mafiosi».

La telefonata

«Ricordo – conclude – che lo scorso anno ricevetti una telefonata di un commerciante, ma non ricordo chi (Pietro D’Antonio, ndr) né chi gli avesse dato il mio numero (Giuseppe Morsanuto, il presidente dell’Ascom arrestato, ndr), nella quale mi si chiedeva con insistenza di far rientrare i commercianti. Spiegai che la delibera non lo prevedeva e che pertanto non era possibile. Mi arrabbiai quando l’interlocutore mi disse che allora avrebbe parlato con il sindaco perché non ero in grado di risolvere la situazione. Così gli dissi che avrebbe potuto parlare anche con San Pietro». 

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