Veneto

Brugnaro apre a Di Maio

Martedì il gruppo di Coraggio Italia alla Camera è sceso a 18 componenti, sotto la soglia dei 20 previsti dal regolamento (salvo deroghe) per mantenere risorse e personale: il deputato Antonio Lombardo è infatti passato a Insieme per il Futuro. Ma ieri il fucsia Luigi Brugnaro ha espresso tutt’altro che risentimento per la nuova formazione dell’ex pentastellato Luigi Di Maio, alimentando così le voci sul progetto di un nuovo grande centro. «È una scelta molto coraggiosa», ha detto il sindaco di Venezia, cuore di un Nordest politicamente lontano dall’iniziativa del ministro, a giudicare dall’esiguo numero di eletti che l’hanno seguito: a conti fatti, soltanto uno, l’ex sottosegretario veronese Mattia Fantinati.

Chi l’avrebbe detto?

«Di Maio ha dichiarato Brugnaro ha avuto un cambiamento profondo e importante, ho avuto modo di seguirlo, e di incontrarlo anche per motivi istituzionali, e ho compreso la sua evoluzione: mi fa piacere che riconosca il nostro lavoro di sindaci, che è un lavoro di frontiera, e che cerca un raccordo sempre più proficuo con Regioni e governo in un quadro nazionale». Il riferimento è all’appello lanciato dal titolare della Farnesina, che aveva indicato proprio nei municipi il punto di riferimento. «Mi fa piacere questo riconoscimento ha aggiunto il fondatore di Coraggio Italia da parte del ministro degli Esteri, con il quale c’è una consonanza anche sul piano della ricerca di nuove fonti energetiche, tema sul quale si è speso molto con altri Stati. Il rispetto tra le istituzioni è un vantaggio per l’Italia». Parole eloquenti, risuonate come il preludio a un’intesa: «Ci accomuna anche il sostegno a Draghi, che io arrivai pure a proporre come presidente della Repubblica, e, credo, una propensione a respingere il partito del no, qual è diventato il M5s. Quindi, se questa nuova formazione si concentrerà su progetti immediatamente realizzabili, ponendosi come partito del sì, ci troverà al suo fianco». Per il momento Di Maio fra i pentastellati del Nordest sembra avere accanto a sé solo il deputato Fantinati, che ha affermato: «Una rottura inevitabile, eravamo arrivati a un punto di non ritorno. Tanti di noi non si sentivano più nel Movimento 5 Stelle, che avevano abbracciato con tanta euforia dieci anni fa, come me: non era più casa nostra. Se va avanti così il M5s finisce da solo, già alle scorse amministrative gli elettori ci hanno puniti perché non riusciamo più a essere concreti. Lo dico con grande dispiacere, è stata una scelta sofferta, ma ci sono tanti altri deputati che secondo me abbracceranno il nostro progetto». Di certo non il ministro Federico D’Incà, né la senatrice Barbara Guidolin e gli altri parlamentari veneti Francesca Businarolo, Riccardo Fraccaro, Giovanni Endrizzi, Gianni Pietro Girotto, Orietta Vanin. Nemmeno la consigliera regionale Erika Baldin e neppure Sara Visman, consigliera comunale a Venezia.

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