Veneto

Calano i contagi ma il governo non si fida

Nel governo c’è chi sposerebbe durante le feste il cosiddetto “modello israeliano”, ovvero un lockdown totale come quello deciso per il Capodanno ebraico in settembre. E questo per impedire la terza ondata, «che all’epoca della spagnola arrivò proprio in gennaio e fu devastante». Ma non sarà così, anzi è possibile che si proceda allentando le maglie prima delle feste per poi restringerle, una sorta di “go and stop”.

I numeri

A leggere i dati degli ultimi giorni e quelli di ieri, con 34.767 casi e altre 692 vittime, sembra si sia raggiunto il famoso “plateau”, ovvero l’appiattimento della curva dei contagi. «Ma se le cose restano così, si rischia di dover inasprire le misure durante le feste», ammette la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa. Ora, è vero che il famigerato indice Rt di contagio scende in molte regioni, che calano i ricoveri in terapia intensiva (ieri 10 in tutta Italia) e che scende di un punto il rapporto tra casi positivi e tamponi, al 14,6%. «Ma il virus circola in modo consistente, i numeri sono molto, molto alti. Certamente c’è bisogno di continuare con rigore», dice il ministro alla Salute, Roberto Speranza. «I primi segnali in controtendenza si vedono, ma sono ancora del tutto insufficienti».

Il governo

Il governo per salvare capra e cavoli potrebbe raccomandare tamponi rapidi prima delle feste, per incontrare familiari e amici con più serenità. E mentre al vertice del G20 Giuseppe Conte rinnova l’imperativo di «investire nella salute pubblica», ricordando che il Covid «richiede sacrifici e decisioni difficili», nel governo il pensiero corre al prossimo Dpcm del 3 dicembre. Dove a comandare resteranno i numeri. Che ancora non sono rassicuranti, al punto che tra le ipotesi allo studio, si affaccia pure quella che proprio per evitare cenoni e spostamenti, si possa anticipare il coprifuoco alle 21 e vietare i movimenti tra comuni sotto le feste, dopo un allungamento delle aperture di negozi e ristoranti prima del 19 dicembre.

Aspettando il 3 dicembre

È chiaro che le decisioni del 3 dicembre influiranno molto sull’economia delle varie regioni. Che anticipano misure di rigore sperando di mitigare i contagi in tempo per il natale. Come suggerito dall’Iss, Veneto, Friuli e Molise stringono i cordoni. Luca Zaia (Veneto) prorogherà l’ordinanza sulla “zona gialla plus” con restrizioni maggiori rispetto al Dpcm, perché «non siamo ancora usciti da questo casino». E Massimiliano Fedriga (Friuli) potrebbe dichiarare zone rosse alcuni comuni della sua regione.

Il caso Sicilia

E se Zampa dice «saremo molto duri sul rigore» è anche perché non si può nascondere che quanto successo in Sicilia ha fatto crescere una certa diffidenza nel governo. Il timore è quello dei «numeri taroccati», come dice un membro del governo, dopo il caso esploso per un audio di un alto burocrate della Sanità siciliana, Mario La Rocca: in cui ha fatto pressione sui numeri da comunicare al governo delle terapie intensive e dei reparti ordinari per evitare che la regione diventasse zona rossa. «Oggi non sento ca… perché faranno le valutazioni e in funzione dei posti letto di terapia intensiva decideranno in quale fascia la Sicilia risiede», dice La Rocca nella chat pubblicata dal quotidiano La Sicilia. Risultato: Roberto Speranza invia gli ispettori nella regione, e il ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia, bolla il tutto come «grave e inaccettabile, è intollerabile provare ad aggirare i parametri sul monitoraggio dei dati».

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