Veneto

Calcio postvirus. Parla il “Presidente”

Mi chiedete cosa ne sarà del calcio dopo che questo nemico subdolo ci avrà finalmente lasciati liberi, dopo che sarà stato sconfitto dagli immani sacrifici che adesso stiamo vivendo. Me lo chiedete perché mi fregio del titolo di “Presidente”, senza pensare che, in realtà, ciò che mi lega al mondo del calcio, pardon, del pallone, è tutt’altro.

Il pensiero del Presidente Lorenzoni

Quando mi chiamano Presidente, non mi giro immediatamente; il mio primo riflesso rimane ancora quello di guardarmi intorno e cercarlo, quel presidente. La mia avventura in questo mondo è nata per caso, visto che io non ho nemmeno mai giocato a calcio, ma, come tutti i ragazzini, posso dire con orgoglio di aver giocato a “pallone”.

Il calcio dal sapore “antico”

Proprio da qui voglio partire: sembra la stessa cosa, ma non lo è. Giocare a pallone significava trovarsi al campetto (quasi sempre di fango più che di erba), fare alle “bombe del cannon” e formare una squadra. Il più delle volte le porte erano “fatte” da 2 bottiglie o dagli zaini della scuola che, magicamente, si trasformavano in ciabatte nelle domeniche al mare. Si beveva tutti dalla stessa bottiglia e il pallone era il regalo per la comunione, quasi sempre un “tango”. Quello alto e cicciotello rigorosamente in porta, in attacco il bomber ossia il ragazzino che FREQUENTAVA la scuola calcio del Paese.

L’esperienza del Presidente Lorenzoni

Nel mondo del calcio mi ci sono trovato per caso, ai vertici di una squadra, invece, ci sono proprio stato catapultato: da questa esperienza ho compreso che di quel “pallone” rimane proprio poco. Genitori che sbraitano contro arbitri poco più che bambini, allenatori (pardon, mister) che urlano ai propri ragazzi senza pensare che stanno mettendo il cuore nelle scarpette mentre cercano di fare del loro meglio. In fin dei conti, correva l’anno 1982 quando De Gregori cantava: “un giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”.

Poi ci sono le prime squadre. Solo un miraggio per i piccoli del nostro vivaio, visto che i giocatori vengono “presi” da altre società A Luglio si fa mercato. Ed allora, nelle loro teste, nei loro cuori, nemmeno si concretizza il sogno di arrivarci, perché capiscono sin da subito che quel ruolo sarà per chi farà vincere (guadagnare) la squadra. Ma noi chi siamo? Non siamo i Dilettanti? Letteralmente, “Quelli che fanno calcio per Diletto”. Ma….. Dove sono finite le porte con gli zaini? Dove sono finiti lo spirito, il divertimento, il gioco? “Nino deve aver paura di tirare un calcio di rigore?”

Il ricordo del Presidente

Una volta lessi una frase: “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada,li comincia la storia del calcio (Jorge Luis Borges)”. Lì compresi che il Mio modo di vedere una società calcistica era con gli occhi con cui guardavo il campetto nelle assolate giornate di luglio, il campetto dove c’erano i miei compagni, senza genitori e con l’amico con il braccio ingessato (avevamo sempre l’amico con il braccio ingessato d’estate su cui scarabocchiare frasi stupide) che faceva l’arbitro. Il mister? Quello ero io, che del pallone ero proprio negato.

Il futuro

Ed allora, se mi chiedete quale sarà il destino del calcio dopo l’avvento e la conseguente dipartita (me lo auguro) di questa pandemia, io dico che, ora più che mai, abbiamo la possibilità di riscoprire i valori del gioco del calcio. Non serve arrovellarsi per trovare la soluzione ottimale per far ripartire il campionato, non perdiamoci in calcoli, in percentuali, in classifiche vere o virtuali: ripensiamo a quando ascoltavamo “Tutto il calcio minuto per minuto” alla radiolina con papà, ritorniamo in quei campetti sterrati dietro l’oratorio e pensiamo a come far scoprire ai nostri figli le emozioni che la nostra gioventù ci ha regalato.  Questo virus è calato sulle nostre vite oscurando tutto, ma dopo una notte, anche la più buia, si leva sempre una nuova alba. Abbiano la possibilità di scrivere un nuovo giorno, completamente diverso da quello in cui ci siamo persi. Utilizziamo questa opportunità, andiamo nuovamente in goal.

Enrico Lorenzoni, Presidente Union Pro 1928, Eccellenza Veneta

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close