Veneto

Cambio colore

«Alla fine cambia poco». Lo dice il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, ma è il pensiero condiviso dai governatori delle cinque regioni che da domani passeranno dal giallo all’arancione e resteranno di questo colore per almeno due settimane. L’annuncio lo ha fatto lo stesso Marsilio, con un tweet, poco dopo le 18, una volta terminata la telefonata con Speranza, che ha dato a tutti la notizia personalmente. Temeva nuove polemiche, il ministro della Salute. Tutto sommato, invece, è andata liscia. Anche da parte di chi, alla vigilia della riunione degli esperti scientifici, aveva messo le mani avanti. Come il presidente della Liguria, Giovanni Toti, che si limita a esprimere «perplessità sulla differenza di trattamento rispetto alla scorsa settimana, a fronte di numeri più o meno simili. L’unico dato cambiato è l’occupazione dei letti negli ospedali – spiega – posso immaginare che questo sia uno dei motivi». Precisa che «la decisione è stata presa a livello tecnico, sulla base dell’applicazione dell’algoritmo di cui non conosciamo pesi e misure». Ma preferisce mordersi la lingua: «Ritengo sia doveroso non entrare in polemica col governo e prendere atto della decisione».

Il caso Umbria

Fa lo stesso la presidente dell’Umbria, Donatella Tesei: «Non è una punizione, ci adegueremo alle restrizioni – dice – ma il passaggio all’arancione causerà ulteriori ripercussioni su bar e ristoranti, quindi il governo deve garantire sostegno». La governatrice leghista ha definito «confortanti» i numeri di ieri sull’epidemia nella sua regione, nonostante sia stata sfondata la soglia dei 10mila contagiati, con un rapporto tra positivi e tamponi oltre il 30% più alto della media nazionale. Rassegnato all’arancione Marsilio che, però, aggiunge di aver «chiesto anche al ministro cosa cambi tra giallo e arancione: chiudono bar e ristoranti? Non c’è, allora, accanimento verso alcune categorie? Finire in arancione è un coprifuoco di fatto, vai a casa tanto non c’è niente da fare».

La Toscana

Prudenti i governatori di centrodestra, figurarsi quelli espressione della maggioranza di governo. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, si dice «tranquillo, non faccio la lotta a essere zona gialla, non è una partita di calcio – spiega – sono meccanismi che prevedono la necessaria funzione di contenimento del contagio. Ora lavoriamo, in quanto zona arancione, per superare l’emergenza». Gli fa eco il sindaco di Firenze, Dario Nardella: «Non è una gara – dice – Credo che una misura del genere debba essere accolta col massimo impegno e serietà, perché, se saremo bravi, potremo tornare al regime precedente». È pronto ad andare anche oltre l’arancione Vito Bardi, il presidente della Basilicata, regione che ha registrato un’impennata dei contagi in rapporto alla popolazione. È già oltre, invece, l’Alto Adige, trasformato in zona rossa e ora con lo sguardo verso il lockdown duro. Da Bolzano fanno sapere che la stretta totale sarà discussa oggi in giunta provinciale.

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