Veneto

Campagna vaccinale a tappeto

Pur frenata dalla modesta disponibilità di flaconi, la campagna vaccinale del Veneto si avvia al completamento della fase 1 – inclusiva di sanità, case di riposo e centri del disagio, complessivamente 185 mila persone – che coinciderà, o quasi, con il secondo step, più impegnativo anche sul versante logistico, riservato ai lavoratori dei servizi essenziali: «Entro la prossima settimana intendiamo avviare le vaccinazioni del personale docente e amministrativo della scuola, secondo un ventaglio che si estende dagli asili all’università», annuncia l’assessore alla salute Manuela Lanzarin; «Si inizierà da quanti operano in nidi e materne per procedere verso i gradi superiori. Il metodo? Convocazioni individuali per lettera o per chiamata, lo concorderemo con il provveditore agli studi Palumbo. La somministrazione prevista è quella di AstraZeneca, oggi, a Mestre, la farmacia dell’ospedale all’Angelo ne ha ricevute le prime 20.400 dosi»

Ad ampio raggio

Ma la coorte di popolazione da coprire è ingente (90 mila persone nelle sole scuole dell’obbligo e superiori) e la stessa scelta del farmaco è oggetto di valutazione. «AstraZeneca è stato inizialmente indicato per la fascia 18-55 anni, abbiamo chiesto formalmente ad Aifa se è ipotizzabile la sua estensione fino ai 65, in ogni caso ci sono soggetti fragili, penso ai pazienti oncologici o immunodepressi, ai quali dovremo somministrare Pfizer o Moderna». Nel pomeriggio, la questione è echeggiata alla conferenza Stato-Regioni; intenso il confronto tra i governatori, i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia e il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, culminato infine nel via libera all’aggiornamento del piano. Sei i “gruppi target” individuati nella seconda fase: accanto agli over 80 e ai soggetti «più fragili e vulnerabili», si garantirà la precedenza – è il caso veneto citato – a quanti operano nella scuole e negli atenei, nonché alle forze armate e di polizia e ai «setting a rischio» quali penitenziari e luoghi di comunità.

Le monoclonali

Dalla prevenzione alle cure; strumenti preziosi per la terapia dei malati Covid potrebbero rivelarsi gli anticorpi monoclonali balzati alla ribalta dopo la guarigione-lampo di Donald Trump: «La distribuzione risponderà ad una regìa nazionale, come già avvenuto per il Remdesivir», fa sapere Luca Zaia «e a seconda delle richieste sono previsti plafond regionali per i candidati a questo tipo di farmaci, nel rispetto delle indicazioni e le richieste dei clinici. Noi abbiamo attivato il tavolo tecnico della sanità regionale e all’università di Verona la professoressa Evelina Tacconelli lavora da tempo alla sperimentazione, sappiamo dalla scienza che i monoclonali sono strategici nelle prime 72 ore dalla comparsa dei sintomi, quindi sarà il medico a decidere circa il loro impiego».

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