Veneto

Canapa: la pianta amica dei nostri avi

I pensieri sulla Canapa

Quando pensiamo alla canapa possono essere molte le cose a venirci in mente: io, personalmente, immagino un ragazzo coi rasta che si rolla una bella canna di marijuana. La foglia a sette punte mi proietta nel continente sudamericano, con le coltivazioni proibite e i narcotrafficanti, un quadretto poco rassicurante ed esotico, che fortunatamente non mi ricorda nulla di familiare. A pensarla come me, in effetti, sono in tanti.

Cannabis Sativa

Con questo scenario nella testa, pensate la sorpresa nello scoprire che invece la canapa è un prodotto fieramente italiano e soprattutto veneto! Mi riferisco, però, alla varietà legale della marijuana, ovvero la cannabis sativa. Si tratta di una varietà della famiglia delle Cannabaceae, che si differenzia dalla più nota Indica (conosciuta anche come canapa indiana) per il contenuto di THC (sostanza psicotropa presente nei fiori). Le varietà legali, i cui semi possono essere tranquillamente acquistati presso dei rivenditori certificati, contengono un valore di THC inferiore allo 0,2% e quindi non sono in grado di interagire col nostro sistema endorfinico.

La storia

Il potenziale di questa pianta amica dell’uomo è stato riconosciuto fin dai tempi antichi e i nostri avi ne coltivavano sempre una discreta quantità nel loro giardino. L’utilizzo fondamentale che ne veniva fatto riguardava la produzione di tessuti, che come la maggior parte delle cose, veniva fatta in casa. Non a caso, per lo stesso scopo, nel Veneto, e in special modo nel padovano e nel bellunese, durante il Medioevo la Serenissima fece costruire i canapai per la coltivazione intensiva della pianta, il tutto finalizzato alla produzione di cordame e velaggi per le navi di flotte e mercantili. Numerose testimonianze sepolte negli archivi comunali disseminati nella nostra valle ci parlano dell’antica coltivazione della canapa, che fino al primi anni del 1900 era praticata da tutti. “Canevoi”, località vicino a Ponte nelle Alpi, deve il suo toponimo da ‘Canapa’, termine risalente al 1400, e sottolinea quanto fosse importante per l’economia del paese.

Le proprietà

Ma torniamo alle proprietà della pianta. Della cannabis sativa, in realtà, possiamo utilizzare tutto: dai semi e le infiorescenze possiamo ricavare prodotti importanti in campo alimentare e nutraceutico, come tisane, olio, integratori ricchi di vitamine, acidi grassi insaturi e amminoacidi essenziali. Per le persone che devono seguire un regime alimentare particolare, come i celiaci o gli intolleranti al glutine, i semi di canapa possono costituire un’ottima alternativa al frumento. Parlando dello stelo, si ricavano lunghe fibre per la produzione di carta, bioplastica, elementi per la bioedilizia. Dal canapulo, la parte interna e legnosa della pianta, si ricavano, per esempio, ottime lettiere per animali e pellet. Per finire, dal fiore si hanno sostanze per preparati in campo farmacologico, come creme e saponi.

Nel Bellunese

La cannabis sativa non dimostra la sua generosità soltanto con le infinite potenzialità che si hanno nella sua commercializzazione: considerando il suo tipo di coltivazione, essa viene anche incontro alle esigenze della val belluna. Nelle regioni montane, infatti, i terreni sono in pendenza e accidentati, pieni di ostacoli naturali: ciò non consente di sviluppare coltivazioni su vaste estensioni, c’è bisogno di una coltura forte, robusta, a basso impatto e che produca molto. La canapa soddisfa appieno tutte queste esigenze: di lei non si butta via niente, è resistente, low imput (non richiede né pesticidi né diserbanti), non abbisogna di grandi cure e non depaupera il terreno. Anzi, proprio a questo proposito sappiamo che in Toscana, secoli fa, veniva impiegata come coltura da rotazione, perché scavava il terreno con le sue belle radici e contribuiva alla sua ossigenazione.

Spostando un attimo il nostro focus e parlando di mercato, potremmo aggiungere che si rivela particolarmente competitiva nei confronti della pianura, dal momento che quest’ultima propone i prodotti maggiormente commercializzati. L’investimento nella costruzione di un’industria o filiera potrebbe avere un impatto positivo, soprattutto sul bellunese. Potrebbe addirittura rivelarsi una piccola soluzione per lo spopolamento dei centri periferici. Il mercato della bioedilizia è in grande crescita, anche se leggermente frenata dalla mancanza di infrastrutture. Attualmente la cosa più facile da produrre e commercializzare è costituita dai semi e dalle infiorescenze. Per quanto riguarda le fibre mancano ancora la filiera e il mercato, perché sono necessari impianti che separino la fibra dal canapulo, procedimento che non può essere fatto a mano. La produzione della fibra tessile ha bisogno di macerazione e di impianti particolari che sono ancora da costruire.

La fine?

Nonostante le difficoltà evidenziate, sono convinta che prima o poi la nostra valle tornerà a considerare la piantina che nel passato ha fatto la sua fortuna, perché non potremo andare avanti per sempre sulla strada tradizionale costituita dal petrolio. Questa risorsa sta finendo velocemente e il nostro pianeta si sta ammalando a causa dell’incessante sfruttamento sconsiderato che ne facciamo. Di fatto il nostro futuro è costituito da tutte quelle colture che, come la canapa, rispettano appieno l’ecosistema.

Sara Trevisan

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