Veneto

C’è anche chi, ironicamente, affronta l’acqua alta col sorriso

E chi se non lui, poteva andare controcorrente in un frangente che a molti ha ricordato la grande alluvione del 1966? Stiamo parlando di Arrigo Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar che davanti all’acqua alta eccezionale ha comunque tenuto aperto. E lui nel 1966 c’era eccome e proprio per questo si può permettere di parlarne con il sorriso. Il suo Harry’s bar è rimasto aperto, come se nulla fosse, o quasi. Nonostante l’acqua alta, la quarta di sempre con i 156 centimetri registrati alla punta della Dogana alle 15, il mitico locale a due passi da Piazza San Marco  non ha chiuso i battenti. E per il suo patron è motivo di vanto, ma anche occasione di polemica sulla questione acqua alta in genere. Una voce controcorrente, la sua, come capita spesso, che in questo caso minimizza i disagi dell’acqua alta e tuona contro la soluzione Mose.

«Anche nel 1966 l’Harry’s bar riaprì il giorno dopo» ricorda, con orgoglio. Fu un’eccezione, all’epoca, in una città piegata dall’acqua granda. Stavolta il panorama era ben diverso. E tanti locali, meno blasonati, hanno servito i loro clienti con l’acqua per terra, magari con gli stivali ai piedi.
L’Harry’s, tra l’altro, si sviluppa tra il pianoterra e il primo piano, con una cucina per piano. «Il locale è rimasto aperto – spiega Cipriani -, anche la cucina a pianoterra ha funzionato regolarmente. É a gas, non abbiamo problemi. I clienti, quando l’acqua è entrata, si sono spostati sopra. Avremo fatto una trentina di coperti, tutti al piano di sopra.»

Una scelta precisa quella di restare aperti, per Cipriani. «Cerchiamo di far vedere che questa non è un’emergenza. E che comunque siamo preparati ad affrontarla – spiega -. L’acqua come sale se ne va, non fa grandi danni».

Ovviamente tanti commercianti, che hanno avuto i negozi allagati, non la pensano così. Ma Cipriani argomenta il suo ragionamento controcorrente: «Quanto avrà fatto di danni questa giornata? Un milione, due milioni a farla grande. Per il Mose ne abbiamo spesi seimila di milioni. Quindi ci vogliono seimila di queste giornate per pareggiare il costo del Mose! Le verità è che siamo stati truffati da questa grande opera».

Cipriani ricorda come sia da diversi anni che acque alte eccezionali non se ne vedono. «Questa è la prima in cui il Mose sarebbe servito. Ecco quindi il senso del mio ragionamento. Ripeto, per una giornata come questa, i danni non arrivano ai due milioni. Invece si spendere tanti soldi per un’opera inutile, era meglio dare 100mila euro a qualsiasi negozio, indipendentemente dai danni avuti….».

Ma il cambiamento climatico, in prospettiva, potrebbe moltiplicare i fenomeni eccezionali. «Non credo al cambiamento climatico. Sono tutte messe in scena per fare soldi. Il Mose? non lo metteranno mai in funzione. Gli addetti al Mose non ci capiscono nulla di laguna. Il Consorzio ha fatto disastri con il cemento in laguna. A Genova, con il crollo del ponte, si è visto come funziona il cemento. Sotto al Mose c’è solo cemento, vedremo quanto durerà».

n.s.

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