Veneto

Quando il Covid non è solo un virus

Forse la gente si è un po’ stancata di vedere alla televisione o leggere sui giornali i valori della curva di contagio Rt che dimentichiamo che il Covid può avere delle ricadute che vanno al di là del problema solo fisico: parliamo della depressione.

In effetti nessuno si è fermato mai a pensare a cosa possa voler dire essere rinchiusi in una stanza sapendo che dietro quella porta c’è la propria famiglia. Ovviamente non parliamo di chi viene ricoverato in una struttura o, peggio, in terapia intensiva. Parliamo delle persone che devono aspettare i risultati dei tamponi trascorrendo la “quarantena” a casa loro. Un conto è vivere da soli (e questo capita), un altro è vivere con i genitori o un compagno o una moglie. Questo isolamento può portare a sentirsi “esclusi” da ogni forma di vita sociale

Per fornire qualche dato, ad oggi, in Italia, ci sono 200.000 persone affette da depressione o ansia. Il contagio da Covid con conseguente “quarantena” porta a un peggioramento dello stato depressivo.

Il Lancet

Chi ha provato ad occuparsi dei primi casi di depressione post covid è stato The Lancet, la più prestigiosa rivista scientifica, che ha pubblicato uno studio sull’impatto psicologico del virus.

Facendo un paragone con la Sars, gli studiosi hanno potuto capire meglio cosa accade a livello psicologico per poi fornire a chi di dovere strumenti e modalità per intervenire in tempo.

E’ quindi grazie a loro che adesso, in Itali e nel mondo si possono osservare e prevenire in tempo depressioni che, in alcuni casi, hanno portato il malato post covid sull’orlo del suicidio, se non al suicidio stesso.

Qualcosa che forse non sapete

Come si sa una delle misure che tutti i governi hanno attuato per prevenire la diffusione  e per superare la malattia (quando i sintomi sono lievi), è quella della quarantena. Ossia l’isolamento nella propria abitazione per almeno 15 giorni, seguendo un protocollo medico molto rigido. Tra le cose previste c’è il distanziamento sociale anche all’interno del nucleo familiare.

Cosa significa questo? In parole semplici, se, effettuati i tamponi su tutti il nucleo familiare, solo uno dovesse risultare positivo, deve essere isolato. Dove? Nella propria stanza. Inoltre, deve mangiare da solo (possibilmente su piatti di carta usa e getta), avere a disposizione un suo bagno, stare nella camera con la mascherina, evitare il più possibile il contatto con i congiunti. Facile? Per niente. Per chi non lo sapesse è peggio che ritrovarsi rinchiuso in una cella. Con la differenza che non si è “bloccati” per un reato ma per una malattia che non si è voluta

Cosa fare

Per chi deve restare isolato viene messo a disposizione un sacco della pattumiera dove gettare bottigliette d’acqua monodose, i piatti di carta, la biancheria intima. Tutto nello stesso sacco. E, per chi non lo sapesse, una volta portato fuori va etichettato con la scritta “materiale entrato in contatto con persona positiva”. In questo modo il rifiuto solido e secco insieme vengono presi in consegna direttamente dall’Ulss per esser bruciato.

Altra cosa importante è fare i conti con chi non si può permettere di abitare in una casa con più ambienti. In questo caso si inserisce anche l’umiliazione. I pasti vengono portati in camera solo socchiudendo la porta, se c’è un solo bagno è necessario che il malato avvisi quando lo deve utilizzare perchè deve essere poi completamente disinfettato. Sembra paradossale ma c’è stato anche chi ha conversato con i propri genitori, magari siti nella stanza accanto, con il computer o il telefono.

E’ così che nasce la depressione. Dal sentirsi fuori dal mondo e da un nucleo che ha sempre contribuito a costruire la propria vita. Rimane solo una finestra per guardare fuori ma immaginate a livello psicologico cosa significa sapere che anche i propri abiti non saranno più in un armadio perchè verranno bruciati. Queste cose che per chi non le ha vissute possono sembrare piccole, scatenano invece nel malato, già in ansia per sapere quando farà il prossimo tampone e che risultato avrà, una vera paura di essere una “bomba virale” pronta a esplodere. Si sente colpevole di ciò che non è ma nasce in lui l’istinto di poter essere anche dopo un veicolo di trasmissione. Questa è la depressione post covid. La paura. La paura di far passare alle persone che si amano lo stesso dramma che si è vissuti.

I primi sintomi

Parlando con chi ci è passato, in genere tutti riferiscono che i primi due o tre giorni vengono vissuti quasi come una vacanza, tra un libro o un videogioco o un film. Ma poi subentra la noia. Non si sa più cosa fare e le quattro pareti della stanza diventano una gabbia dove gli unici compagni sono la noia e la solitudine.

Se non siamo in grado di gestire questo nuovo stile di vita in cui la libertà viene a mancare o è fortemente ridotta, allora si possono scatenare nell’individuo, forme di depressione latenti. Cosa vuol dire? Significa che la persona in questione non avrebbe mai sofferto di depressione (pur portandone dentro sé le basi) se non ci fosse stato un elemento scatenante. In questo caso la restrizione della propria libertà.

Cosa si può fare?

C’è una sola cosa da fare. Rivolgersi a un esperto. Evitare dunque di sentirsi un pericolo per gli altri. Capire che, pian piano, la libertà prima negata si può e si deve recuperare. Senza cadere nel catastrofico e senza, al tempo stesso, negare che la pandemia esiste. Non serve non guardare i Tg o leggere i giornali. Il virus non bada a queste cose. La cosa importante (e lo può testimoniare qualsiasi psicologo) è cercare di pensare positivo. Inutile rimuginare sugli effetti che il Covid può portare, se ci sarà una crisi economica, se il vaccino funziona o se la reclusione è l’unico modo per sopravvivere. No! Questo non serve. Al contrario. Al pensiero catastrofico bisogna rispondere con il pensiero positivo. E’ un virus come lo è quello dell’influenza. Passerà e troveremo le cure adatte. Abbiamo debellato il vaiolo e la poliomelite. Debelleremo anche il Covid come siamo riusciti a fare con la Sars. E il merito sarà anche di chi, oltre i medici che sono sempre in prima linea, avrà (da solo o con l’aiuto di un esperto) vinto quel male oscuro che si chiama depressione.

Stefania Zabeo, Responsabile politico per la Regione Veneto di Realtà Popolare
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