Veneto

Conte frena il lockdown fino all’Epifania

Un Natale da passare ognuno a casa propria. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, da rigorista convinto, lo dice chiaramente: «Fosse per me le restrizioni le farei già da stasera». E invece questo fine settimana le Regioni manterranno il regime in vigore e lo shopping sarà garantito. «Spero ci sia autodisciplina nelle prossime ore», ha auspicato a Sky Tg24. L’Italia si tingerà di rosso per 8 giorni: la vigilia, Natale, Santo Stefano, domenica 27. Poi dal 31 dicembre al 3 gennaio. Per quanto riguarda i giorni fino all’Epifania «si vedrà, più restrizioni ci sono meglio è. Dobbiamo fare delle scelte per tutelare i più fragili e gli anziani – ha aggiunto Boccia – a costo di sfiorare l’impopolarità. Se qualcuno pensa a feste, cenoni e assembramenti sbaglia di grosso». Ma il giorno della Befana, per il momento, è salvo.

Oggi le decisioni

Il cronoprogramma prevede un vertice tra i capi delegazione alle 10, l’incontro con le Regioni e a seguire una nuova riunione di maggioranza. Alle 18 il Consiglio dei ministri con il confronto finale sul decreto. L’intesa nel governo ancora non c’è, il ministro Roberto Speranza e il Pd spingono per il lockdown totale di due settimane. L’alternativa è lasciare le Regioni in giallo (tranne l’Abruzzo che rimarrà arancione) dal 28 al 30 dicembre e dal 4 al 6 gennaio, quindi con i negozi aperti, bar e ristoranti in servizio per il pranzo e l’aperitivo e la possibilità per le famiglie di uscire dal proprio Comune. Speranza sostiene che la curva ormai si sia congelata e i numeri siano stagnanti perché è stato raggiunto l’effetto massimo delle misure attuate finora. Ma l’ala dei rigoristi non è poi così compatta e alla fine i ministri dem non punteranno i piedi se si andrà verso una chiusura a singhiozzo. Stesso discorso per IV: Renzi non farà barricate, ma chiede che le scelte siano basate su evidenze scientifiche.

Le deroghe

Palazzo Chigi vorrebbe introdurre una norma “anti solitudine” concedendo a due parenti soli, o a due amici, di stare insieme a tavola. L’ipotesi di riunire conoscenti non residenti però trova freddi Pd, Leu e il Viminale. Ad anticipare le mosse dell’esecutivo ci ha pensato Luca Zaia che con un’ordinanza ha chiuso i confini comunali dopo le 14 dal 19 dicembre al 6 gennaio. «Se il governo adotterà delle misure nazionali ci adegueremo – ha spiegato – ma non ho ancora capito cosa succederà a livello centrale, noi non potevamo più aspettare». Sarà una sorta di «zona arancione ridotta», la chiama Zaia. «Le attività produttive e commerciali non chiuderanno, si lavorerà solo per gli abitanti della propria città».

Chi non è con Zaia

«La situazione del Veneto è peggiore di quella della Lombardia. Noi abbiamo dei buoni numeri quindi ci possiamo permettere di non restringere ulteriormente», assicura Attilio Fontana. Mentre il numero uno della Liguria, Giovanni Toti, è su una linea aperturista e critica la zona rossa nazionale: «È un’ingiustizia, viviamo una pandemia emotiva». Delle regole ha parlato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio di auguri al Papa per i suoi 84 anni: «Il Natale alle porte sarà celebrato in circostanze del tutto particolari». Le limitazioni, evidenzia il capo dello Stato, pur nel disagio che possono comportare, «dischiudono un richiamo agli aspetti più autentici ed essenziali di questa festa e del suo universale messaggio di fratellanza e di pace».

Bollettino

Il bollettino segnala nelle ultime 24 ore un aumento dei casi: 18.236 su 185. 320 tamponi con un tasso di positività che risale un punto al 9,8%. Tante le vittime: 683. Veneto e Lombardia sono le Regioni che registrano il maggior numero di nuovi positivi, 4.402 e 2.730. Migliorano i numeri negli ospedali: ieri sono stati liberati 71 posti letto nelle terapie intensive e 470 nei reparti ordinari. Potenziati i controlli nel weekend su strade, in porti e aeroporti; centinaia di pattuglie nei centri abitati, 70 mila agenti in campo.

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