Veneto

Conte punta Forza Italia

Servono dieci senatori e quattro-cinque giorni per chiudere le trattative. I numeri per evitare lo strapiombo di una crisi senza fine sono questi. E sono stati il sottotesto del colloquio di circa quaranta minuti tra Giuseppe Conte e Sergio Mattarella. Il premier è salito al Colle non perché era tenuto a farlo, ma perché considera un atto di cortesia istituzionale informare il Capo dello Stato del doppio voto di fiducia strappato nei due giorni di comunicazioni in Parlamento. Il corpo a corpo con Matteo Renzi non è finito al meglio. Certo, 156 senatori bastano per la maggioranza relativa. Ma non bastano per la navigazione tranquilla del governo. Il patto tra il Quirinale e Palazzo Chigi prevede che i rispettivi staff non facciano filtrare nulla. Nemmeno uno spiffero su un incontro che entrambe le parti definiscono «interlocutorio». Mattarella vuole restare arbitro, evitando di dare anche la minima impressione di favorire una soluzione rispetto a un’altra. Finché si rimane nel perimetro «costituzionale», il presidente della Repubblica può limitarsi a incoraggiare una definizione della crisi. Dunque, si può immaginare che Mattarella abbia ascoltato dal premier come di allargare la maggioranza e rimettere in piedi un governo meno indebolito.

Fare presto

C’è una certezza però che va oltre le bocche cucite di Palazzo Chigi e del Quirinale e di cui fa portavoce chi nella maggioranza ha interlocuzioni più frequenti con il Colle. Mattarella vuole fare presto, perché sa cosa significherebbe trascinarsi per giorni senza fissare un orizzonte politico chiaro. E Conte fa sapere di voler fare altrettanto e di non aver mai interrotto le trattative per puntellare la coalizione di governo, con un nuovo gruppo parlamentare che dia garanzia sui numeri a Palazzo Madama. Si dà quattro o cinque giorni. Per lunedì il premier vorrebbe avere delle risposte certe. Anche perché qualche ora dopo il governo avrà un nuovo appuntamento alle Camere che potrebbe essergli fatale. La rappresaglia minacciata da Matteo Renzi è già cominciata. Mercoledì, molto probabilmente, si voterà la relazione annuale del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e Italia Viva ha già fatto sapere, senza neppure conoscerne i contenuti, che voterà contro. Se i numeri saranno quelli immortalati sul display del Senato, l’altro ieri, maggioranza e opposizioni avrebbero gli stessi voti, 156. Secondo il regolamento, per il governo vorrebbe dire andare sotto. Ecco perché il premier deve correre.

Una mano da FI?

L’ideale per lui sarebbe arrivare a fine gennaio con la squadra di governo ritoccata e un nuovo inizio. Punta a un rimpasto anche consistente ma nelle ultime ore si sarebbe mostrato meno ostile all’ipotesi di un Conte Ter. D’altronde non c’è più Renzi in maggioranza a preoccuparlo su eventuali agguati. Questo è un punto fermo: Conte anche ieri ha ribadito a tutti gli interlocutori di Pd e M5S che non esistono margini per poter ricucire con il leader di Italia Viva. Per il resto, gli uomini che ha mandato a caccia di responsabili continuano a trattare senza posa. In queste ore Palazzo Chigi si sta concentrando molto su Forza Italia. Molti voti che erano stati promessi al Senato si sono volatilizzati nella convulsa attesa della chiamata in Aula. Solo due hanno avuto il coraggio di fare il grande passo e di lasciare il centrodestra. Andrea Causin e inaspettatamente anche Mariarosaria Rossi. Il primo sostiene che erano almeno altri dieci i forzisti pronti a fare lo stesso. La seconda, tra più legate a Silvio Berlusconi, sarebbe stata una totale sorpresa, anche se il deputato-pontiere Bruno Tabacci aveva più volte raccolto la sua insofferenza verso la deriva sovranista del centrodestra. Sta di fatto che la sera stessa di martedì, dopo il voto in Senato, Conte ha incontrato Rossi a Palazzo Chigi. E la senatrice si è messa a disposizione per convincere i colleghi di Fi in bilico a vincere gli ultimi dubbi.

Aiuto insperato?

Una mano sta arrivando dalla regione del premier e dal governatore Pd Michele Emiliano. Si attendono Luigi Vitali e Anna Carmela Minuto. E c’è un negoziato in corso con Barbara Masini e Maria Tiraboschi, sempre di Fi. Dal fronte dell’Udc l’unica conferma viene da Paola Binetti mentre Conte attende speranzoso dal Pd qualche notizia sulle spaccature di Iv.

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