Veneto

Conte ter, l’ultima trattativa

Alla fine è scoppiata crisi. Dopo settimane di minacce Matteo Renzi ritira le sue due ministre e il suo sottosegretario dal governo di Giuseppe Conte. Lo fa il giorno dopo l’astensione di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti sul Recovery plan in Cdm, e alla fine di una giornata in cui sembrava possibile ricucire i rapporti tra Italia viva e il resto della maggioranza. Soprattutto perché dal Quirinale, alla fine di un incontro interlocutorio tra il presidente della Repubblica e il premier, era filtrato un appello preciso: serve agire in fretta per uscire da questa fase di stallo. Appello che Conte ha subito fatto suo, rispondendo ai cronisti davanti Palazzo Chigi. “Il Governo può andare avanti solo col sostegno della coalizione, di tutte le forze della maggioranza. Troviamoci intorno a un tavolo se c’è volontà“, ha detto il capo dell’esecutivo. Un invito in piena regola per un “patto di legislatura”. “Se c’è disponibilità di confrontarsi in modo leale sono convinto si possa trovare il senso di una maggiore e nuova coesione”, sono le parole del premier, pronunciate circa due ore prima dell’attesa conferenza stampa del leader d’Italia viva. Che invece ha tirato dritto, ritirando la componente del suo partito dall’esecutivo ma tenendosi le mani libere per il dopo. Quale dopo? Quale è a questo punto lo sbocco della crisi? “Tocca al presidente del Consiglio, noi siamo pronti a discutere di tutto. Un nuovo governo Conte? Non abbiamo veti su nessuno, né pregiudizi su alcuno. Ma come non c’è alcun veto o pregiudizio da parte nostra, sia chiaro che sia per questa maggioranza che per una eventuale forma diversa non c’è un solo nome per palazzo Chigi. Chi dice o tizio o voto è irresponsabile”.

Il Pd fa quadrato

Parole quelle di Renzi nei fatti tengono aperte tutte le ipotesi ma che per il momento rappresentano un macigno enorme per la governabilità del Paese in un momento delicatissimo. “Un grave errore fatto da pochi che pagheremo tutti”, lo definisce il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando. Per Nicola Zingaretti “quello di Italia Viva è un errore gravissimo contro l’Italia“. “Mentre il Paese affronta con fatica, impegno e sacrificio la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica della storia recente, Renzi sceglie di ritirare la propria delegazione di ministri. Credo che nessuno abbia compreso le ragioni di questa scelta. Ma ora è il momento della responsabilità, non dei personalismi”, è il commento di Vito Crimi, capo politico a interim del Movimento 5 stelle. In serata, poi, Conte ha radunato il Consiglio dei ministri per votare le misure anti-Covid, il primo senza le ministre di Italia viva. “Le dimissioni mi sono state comunicate attraverso una comunicazione via mail e che accetto. Naturalmente questa sera ho informato della situazione il Presidente Mattarella”, ha detto il premier aprendo la riunione di governo. Un Consiglio dei ministri durante il quale i principali esponenti dell’esecutivo hanno fatto quadrato attorno al presidente del consiglio con una serie di tweet e post su facebook.

Le parole di Conte

Conte: “Dimissioni d’Italia viva non possono essere sminuite”. E anche – “Ho provato fino all’ultimo minuto utile a evitare questo scenario, e voi siete testimoni degli sforzi fatti in ogni sede, ad ogni livello di confronto – ha detto Conte – Ancora due giorni fa e oggi ho ribadito che avevo preparato un lista di priorità per un confronto da fare non appena approvato il Recovery, stasera le misure anticovid, la proroga dello stato di emergenza, domani lo scostamento di bilancio. Non ci siamo mai sottratti a un tavolo di confronto anche se oggettivamente diventa complicato un confronto quando il terreno è disseminato continuamente di mine difficilmente superabili”, ha detto Conte ai suoi ministri. Per il premier Italia viva si è assunta la “grave responsabilità di aprire una crisi di governo. Sono sinceramente rammaricato, e credo di potere interpretare anche i vostri pensieri, per il notevole danno che si sta producendo per il nostro Paese per una crisi di governo nel pieno di una pandemia e di una prova durissima che il Paese sta attraversando”. Ma non solo. Perché Conte ci ha tenuto a sottolineare il valore della scelta di Italia viva: “Se un partito fa dimettere le sue ministre, questo non può essere considerato un fatto estemporaneo, non si può sminuire la gravità di questa decisione”.

Le giustificazioni di Renzi

Quella che è probabilmente la fine del governo Conte 2 comincia poco dopo le 18 del 13 gennaio quando Renzi, come annunciato, compare in conferenza stampa accompagnato da Bellanova, Bonetti e Scalfarotto, cioè la componente d’Italia viva che faceva parte dell’esecutivo. “Come Iv abbiamo convocato questa conferenza stampa per fare il punto della situazione politica e annunciare le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetta e del sottosegretario Scalfarotto, come da lettera inviata al presidente Conte”, dice subito l’ex premier, che poi si produce in una serie di attacchi contro il suo successore. Primo: “Il re è nudo. Risolviamo i problemi. Pensare di risolvere con un tweet, post o su instagram è populismo”. Secondo: “Non consentiremo a nessuno di avere pieni poteri, abbiamo fatto un governo per non darli a Salvini”. Terzo: “C’è una drammatica emergenza da affrontare ma non può essere l’unico elemento che tiene in vita il governo”. In mezzo un rosario di critiche già ampiamente noto: il Mes che il governo non ha preso in modo “incomprensibile”, il Recovery plan migliorato solo grazie a Italia viva ma ancora non sufficientemente modificato, la delega ai servizi segreti che il premier tiene per sè, la gestione dell’emergenza tra dpcm e discorsi al Paese. Tutte critiche orientate per colpire personalmente il capo dell’esecutivo. Ed è per questo che i cronisti chiedono a Renzi: che succede adesso? Dopo i toni usati in conferenza stmapa è ancora possibile per Italia viva far parte di una maggioranza che abbia Conte a Palazzo Chigi? Il senatore di Firenze, dopo aver attaccato a testa bassa il capo dell’esecutivo, ci tiene a mantenersi ancora le mani libere: “Siamo pronti a dare una mano, a parlare di tutto con tutti senza ideologia. Non siamo irresponsabili”.

Che cosa succede adesso?

Sullo sfondo di una crisi che rischia di paralizzare il Paese in un momento cruciale resta il profilo del Quirinale. Già prima dell’incontro interlocutorio con Conte, dal Colle era filtrato “sconcerto” e “sgomento” per una crisi aperta in piena emergenza sanitaria e senza nemmeno tentare una mediazione. Ieri infatti era stato Palazzo Chigi a far trapelare un “dentro o fuori” indirizzato ai renziani: se avessero ritirato le ministre, il capo dell’esecutivo non avrebbe più considerato Italia viva come un alleato di governo. Una posizione, quella di Conte, poi addolcita dopo il colloquio con Mattarella: non è bastato e adesso il rischio è che si apra una crisi al buio. A inizio settimana è stata proprio la moral suasion del Quirinale (il capo dello Stato, viene sempre specificato, non può e non vuole andare oltre) a far sì che almeno i renziani lasciassero passare il Recovery plan. Ma questo non ha impedito che l’ex premier continuasse nel suo piano. Prima astenendosi in Cdm e poi ritirando le sue ministre. E addirittura oggi ha interpretato a suo piacere le parole usate dal capo dello Stato nel discorso di fine anno: “Il tema dei costruttori? L’appello del presidente della Repubblica a costruire è l’appello più bello degli ultimi mesi, ma costruire non si fa sulla sabbia. Se costruisci nella chiarezza allora vai avanti fino al 2023, altrimenti ogni giorno si riapre la discussione e non c’è alcuna costruzione possibile. Prima di iniziare a costruire vogliamo vedere il progetto, se no non si può costruire”. Una mossa che al Quirinale ha ulteriormente provocato una palpabile delusione. Il capo dello Stato continua a guardare con preoccupazione ai prossimi appuntamenti, da quelli più vicini come il nuovo scostamento di Bilancio e il decreto Ristori, fino al Recovery. E attende dunque che la politica trovi una soluzione a questa crisi. In tempi rapidi.

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