Veneto

Controllo di vicinato, legge veneta bocciata

La legge della Regione sul controllo di vicinato è anticostituzionale. Ad affermarlo è la Corte costituzionale, in applicazione dell’articolo 117 della Costituzione che, nel disciplinare le materie su cui lo Stato ha legislazione esclusiva, inserisce proprio l’ordine pubblico e la sicurezza. La sentenza della Consulta è stata depositata ieri e travolge quindi la legge regionale dell’anno scorso che consentiva la nascita dei gruppi di controllo di vicinato, parallela all’istituzione di una vera e propria banca dati per il monitoraggio dei risultati. L’altolà«Spetta solo allo Stato legiferare in materia di sicurezza primaria, cioè nell’attività di prevenzione e repressione dei reati, primariamente affidata alle forze di polizia» sostiene la Consulta nella sua sentenza. Definendo i poteri delle Regioni: «Prevedere interventi a sostegno della sicurezza secondaria, mediante azioni volte a rafforzare nel contesto sociale una cultura della legalità e a rimuovere le condizioni in cui possono svilupparsi fenomeni di criminalità». Ma quella della Consulta è una chiusura a metà, poiché «nulla vieta alla legge statale di disciplinare direttamente» il controllo di vicinato, già regolato da protocolli di intesa tra prefetture e comuni.

Il consiglio regionale

Immediate sono arrivate le reazioni. Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale, definisce «contraddittorio il comportamento tra gli organi dello Stato. Le prefetture hanno sottoscritto accordo con gli enti locali, mentre lo Stato impugna la legge che li prevedeva innescando il percorso che ha portato alla sentenza di incostituzionalità. È contraddittorio legittimare i rappresentanti dello Stato nel territorio alla stipula di accordi e protocolli e impugnare la legge regionale, «quando è la Regione non a crearli ma a promuoverli e sostenerli, operando come catalizzatore di tali iniziative e mettendoci le risorse». Continua Ciambetti: «Questa legge ha favorito importanti operazioni di polizia, contribuendo ad aumentare la sicurezza nelle città. È una sentenza che suscita forti perplessità e autentica preoccupazione. La legge veneta è stata cassata, ma il controllo di vicinato rimane» la sua dichiarazione di intenti.

La norma

«La norma dichiarata anticostituzionale definiva il controllo di vicinato quale strumento di promozione della sicurezza e della legalità in forza della partecipazione attiva dei cittadini, non autorizzava nessuno a sostituirsi alle forze dell’ordine e in nessun punto delle nostre norme si esautorava, anzi, lo Stato. Noto la coincidenza per troppi aspetti singolare tra questa sentenza, la tentazione di voler inserire nella Costituzione il concetto della supremazia statale e il forte attacco al regionalismo a cui stiamo assistendo in questi giorni» la stoccata finale.

Il caso Isola Vicentina

Nessun timore di “far west”, dunque. Lo spiega anche Francesco Enrico Gonzo, sindaco di Isola Vicentina. «Il far west è la gente che va in giro con i manganelli, non un cittadino che vigila sulla sicurezza del quartiere» sintetizza il primo cittadino. «La legge regionale forniva un impianto alle attività di volontariato che si erano palesate nel tempo. Ci dispiace, perché quando una buona iniziativa dei cittadini viene interrotta sembra che si voglia mettere il bavaglio alla democrazia. Questa sentenza non fermerà il controllo di vicinato a Isola Vicentina ma, anzi, lo rinforzerà. Prima ci muovevamo sotto l’egida della legge regionale e del protocollo di intesa della Prefettura; ora proseguiremo in autonomia, come volontariato. Niente ronde o pattugliamenti del territorio: controllo di vicinato è connessione tra i residenti e qualificazione delle segnalazioni».

L’ANCI

Più cauta Anci, l’Associazione dei comuni. «Prendiamo atto della sentenza e non entriamo negli aspetti giuridici. È vero, però, che non bisogna abbassare la guardia sul tema della sicurezza e del controllo del territorio». Così il direttore Carlo Rapicavoli: «Commentare una sentenza della Corte Costituzionale è sempre impegnativo e non posso che prenderne atto. Gli enti locali da tempo chiedono un rafforzamento della polizia locale, così da escludere ipotesi di “polizia” dei privati. Servono flessibilità nelle assunzioni e coordinamento tra le forze di polizia»

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