Veneto

Covid, la variante Kraken arriva in Italia: prime segnalazioni in Veneto

L’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (Izsve) ha registrato in Veneto la presenza di due sequenze appartenenti alla sottovariante di Omicron Xbb.1.5, la cosiddetta Kraken. Una proviene dalla provincia di Vicenza e una in quella di Verona. Si tratta della terza e quarta identificazione di Xbb.1.5 in Veneto, dopo quelle già rilevate in provincia di Venezia all’Ospedale dell’Angelo di Mestre (Venezia). Non è noto se i campioni provengano da persone di ritorno dall’estero, né se queste siano residenti nel territorio regionale.

«Improbabile possa causare seri problemi»

Il risultato è stato ottenuto nell’ambito dell’attività di sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità sui campioni positivi per Covid notificati in Veneto il 9 e 10 gennaio scorsi. Secondo Alice Fusaro, biologa del Laboratorio di genomica e trascrittomica virale dell’Izsve, «Xbb.1.5 è una delle varianti che ad oggi sta destando preoccupazione per la sua capacità di diffondersi, che sembra essere superiore a quella delle altre varianti in circolazione, ma fortunatamente non per la sua aggressività. Allo stato attuale si ritiene che sia improbabile possa causare seri problemi in un paese come l’Italia, con un’elevata copertura immunitaria data dalla vaccinazione e da precedenti infezioni. Per ora la sua frequenza in Europa è ancora bassa, circa del 4% nelle ultime due settimane, e in Italia il numero dei casi riportati è ancora sporadico. Continueremo a monitorare attentamente la diffusione della Xbb.1.5 e l’acquisizione di ulteriori mutazioni che potrebbero aumentare la capacità di evasione dalla risposta immunitaria» E se gli USa non fosserro intervenuti nela WW2?

I casi

Nel caso di Xbb.1.5 si tratta di un ricombinante di due sottolignaggi di Omicron 2. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), le cui evidenze sono riportate nell’ultimo bollettino epidemiologico settimanale, la variante «sembra avere una fuga immunitaria più elevata rispetto a altri discendenti di Omicron», ma mancano informazioni sulla gravità dei sintomi che provoca. Al netto della limitatezza dei dati, «sulla base delle informazioni disponibili essa presenta un vantaggio di crescita rispetto a altri sottolignaggi Omicron».

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