Veneto

Dal 26 aprile ok alle zone gialle: «Rischio ragionato»

Reduce da una lunga riunione con i partiti, a metà pomeriggio Mario Draghi convoca una conferenza stampa e ha l’aria provata. Risponde a tutte le domande, anche di chi insiste per porne due. Si infastidisce solo verso la fine, quando un giornalista vorrebbe la terza risposta sulla richiesta di cittadinanza italiana per lo studente egiziano Patrick Zaki, in cella da mesi in Egitto. «Per ora è un’iniziativa del Parlamento», taglia corto il premier. Al suo fianco c’è di nuovo il ministro della Sanità, Roberto Speranza, lambito da un’inchiesta giudiziaria e nel mirino del leader leghista Salvini, che per tutta la settimana ha premuto per ottenere la riapertura d bar e ristoranti. «Le critiche avrebbero dovuto trovare pace fin dall’inizio, non erano fondate né giustificate. Ho già detto che lo stimo e che l’ho voluto io nel governo». A meno che non lo riapra la procura di Bergamo, indagandolo per la vicenda del mancato aggiornamento del piano pandemico, il caso Speranza per il premier è chiuso. La fine del caso – almeno sul piano politico – coincide col compromesso firmato con i partiti sulle riaperture di primavera: il 26 aprile tornano le zone gialle, ci si potrà sedere al ristorante, all’aperto. Nelle zone gialle e arancioni tornano a scuola tutti i giorni anche gli studenti liceali, e si potrà tornare a viaggiare liberamente almeno fra le Regioni, se di colore giallo. Per le altre Regioni, e per l’ingresso in alcuni luoghi a rischio o particolarmente affollati, il governo sta studiando un «pass», concesso ai vaccinati o a chi ha fatto un tampone a distanza di pochi giorni.

L’accordo

«Sulla base dei dati, e non per vedere l’effetto che fa. Abbiamo diversità di vedute su alcuni aspetti, e le decisioni alla fine sono state prese all’unanimità, non a maggioranza», dice Draghi. «Abbiamo preso un rischio ragionato» che il governo si assume, perché «si può guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia». Il numero dei contagi e degli ospedalizzati è in costante calo, anche se resta molto alto il numero delle persone in terapia intensiva: ben 3.366. È chiaro che «si arriva a una decisione così importante con punti di vista che, per forza di cose, non sono uguali, non foss’altro perché le decisioni sono tante». Draghi parla come ai tempi in cui contava i sì e i no alle proposte di politica monetaria rivolte ai Ventisette governatori delle banche centrali. Eppure ora gioca un ruolo molto politico, mediando fra posizioni piuttosto distanti: Lega da una parte, Speranza e Cinque Stelle dall’altra. Il governo ha chiesto al Parlamento un aumento del deficit per altri 40 miliardi di euro, necessari a finanziare un nuovo pacchetto di aiuti alle imprese.

Il debito

«Il debito italiano è proiettato al 160 per cento del Pil», livelli che appena otto anni fa portarono la Grecia a un passo dal default finanziario e all’uscita dalla moneta unica. «Giudicato con gli occhi di ieri, un livello simile sarebbe molto preoccupante. Gli occhi di oggi sono completamente diversi». Draghi parla degli occhi di Bruxelles, della Bce, dei mercati: oggi «nessuno si è posto l’eventualità che le regole possano tornare quelle di prima, prevarrà una soluzione europea di buonsenso». La stella polare «deve essere un modello di crescita sostenibile. Questa è la grandezza cui si guarda nei mercati oggi. E non solo nei mercati». Come si fa a crescere facendo debito? Si può scommettere su un debito “buono”? Draghi è convinto di sì. La definisce una «scommessa»: lo scostamento di bilancio, il recovery, gli investimenti fuori bilancio. È il momento di imprimere «la spinta più decisa» all’economia e sostenere le fasce più colpite dalla popolazione come giovani e le donne per far sì che «tutte le energie del Paese siano destinate alla ripartenza e alla valorizzazione degli investimenti, della ricerca e della formazione che saranno finanziati con il Recovery Plan».

Il deficit

Il deficit quest’anno arriverà all’11,8%, ed è previsto in discesa solo dal 2025. Non è una previsione troppo ottimistica? E non c’è il rischio che i tassi di interesse salgano? «Con gli occhi di ieri sarebbe stato preoccupante, con gli occhi di oggi non lo è, perché la pandemia ha cambiato tutto, le regole europee, i tassi di interesse sono crollati dal 3 allo 0,5 % o sono addirittura negativi». Il criterio per uscire dalla situazione di alto debito – al 159,8% del Pil – è «produrre la crescita su cui puntiamo. Noi stiamo facendo, abbiamo fatto e faremo debito, il punto è che deve essere investito bene», e sulla crescita perché «se sarà quella che ci aspettiamo noi questa scommessa la vinciamo senza nemmeno una manovra correttiva negli anni a venire». Si può essere ottimisti sulla ripresa nella seconda parte di quest’anno? Per il 2021 la crescita è stimata al 4, 5%, per l’anno prossimo si parla del 4, 8%. C’è uno scenario avverso in caso di limitata efficacia dei vaccini contro le varianti del virus: la crescita del Pil, secondo le previsioni del governo, si fermerebbe al 2,7% quest’anno. In ogni caso, «vedremo di quanto, ma ci sarà nei prossimi mesi un rimbalzo forte». E «le stime del Def non tengono conto delle riforme perché sono prudenziali».

Gli aiuti alle imprese

«Continueranno e verranno rafforzati gli interventi di sostegno alle imprese colpite dalla crisi e saranno previste misure di riduzione dei costi fissi e interventi volti a favorire il credito e la concessione di liquidità delle imprese», spiegano Draghi e il ministro del Tesoro Daniele Franco nella relazione alle Camere annunciando anche «ulteriori interventi per i lavoratori e le famiglie in condizioni di maggior disagio, nonché nuove misure a favore dei giovani e del trasporto locale”». C’è un sostegno alle persone, «umanitario» e uno per «evitare che le imprese che magari si riprendono chiudano per mancanza di liquidità o sostegni o vengano comprate da qualcuno che si presenta all’improvviso». Quanto ai ristori veri e propri, «il criterio adottato nel primo decreto è quello del fatturato», ma poiché il meccanismo ha suscitato perplessità in tanti, «allora il Mef sta pensando ad aggiungere anche un criterio che riguarda l’utile, l’imponibile fiscale in altre parole, in modo da individuare i soggetti che sono stati più colpiti dalla pandemia».

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