Veneto

Don Favarin a Padova: “Gesù era un migrante, no al presepe”. Ma la Destra insorge

No al presepio? “Oggi fare il presepio è ipocrita. Il presepe è l’immagine di un profugo che cerca riparo e lo trova in una stalla. Esibire le statuette, facendosi magari il segno della croce davanti a Gesù bambino, quando poi nella vita di tutti i giorni si fa esattamente il contrario, ecco tutto questo lo trovo riprovevole”. Don Luca Favarin, il prete che a Padova gestisce nove comunità e aiuta 140 ragazzi africani, sferza i predicatori di presepi e crocifissi. Lo fa toccando uno dei simboli del Natale, il presepe appunto, icona della Natività, con il cammino di Giuseppe e Maria.

Ecco, quel cammino a don Luca evoca la traversata di migliaia di migranti alla ricerca di un orizzonte nuovo. “Il nuovo decreto sicurezza costringe le persone a dormire per strada, quindi l’Italia si è schierata per la non-accoglienza”, ragiona il prete. “Poi però, a casa, tutti bravi a esibire le statuette accanto alla tavola imbandita, al caldo del termosifone acceso”.

Luca Favarin ha scelto la domenica mattina, nel momento della messa settimanale, per scrivere su Facebook un post con il suo pensiero: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri”.

Certo non si aspettava che il suo appello diventasse un effetto boomerang. Apriti cielo, tanto che in Veneto è partita la campagna #iofaccioilpresepe con boom di richieste anche nelle scuole e la Donazzan non ha fatto attendere la sua replica: “la risposta più bella alla provocazione di don Favarin”. E intanto a Treviso nasce la via dei presepi. E dire invece che la Regione Veneto già dall’anno scorso aveva previsto fondi e rivolto un invito ai presidi affinchè facessero rappresentare la natività. L’iniziativa era partita da una mozione, presentata dal gruppo Centro Destra Veneto, con i firmatari: Andrea Bassi, promotore; Stefano Casali e Fabiano Barbisan. Una mozione votata a favore anche dalla Lega e dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan che da anni si batte per far fare il presepe in tutte le scuole. “È giusto mantenere anche nelle sedi istituzionali e non solo nel privato – aveva detto la Donazzan – la propria identità culturale, religiosa e civica”.

Don Luca, dal canto suo, ha aperto un ristorante etnico e un bar-fast food, oggi interamente gestiti da loro. I piatti vengono preparati con la verdura prodotta in due appezzamenti di terreno, dove ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana hanno imparato a cimentarsi con piantagioni di radicchio, cavoli e patate. Dove gli alberi da frutto vengono coltivati con cura e amore, perché poi da quei frutti nascono le marmellate biologiche.

“Ci vuole una coerenza umana e psicologica”, continua il prete. “Applaudire il decreto sicurezza di Salvini e preparare il presepe è schizofrenia pura. Come dire: accolgo Dio solo quando non puzza, non parla, non disturba. Lo straniero che incrocio per strada, invece, non lo guardo e non lo voglio”. Ancora: “Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia del nostro Paese. Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada. Vorrei ricordare ai cristiani che ci sono migliaia di Gesù-bambino in giro per le strade, sotto i ponti”.

Di tutt’altro parere invece i fondatori della #iofaccioilpresepe. A Padova il consigliere forzista Eleonora Mosco ha risposto con una foto su Facebook mentre fa il presepe. “Sono preti come don Luca Favarin che svuotano le chiese. Io il presepio lo faccio. Finchè ci sono preti così, le Chiese rimarranno sempre più vuote! Giù le mani dalle nostre tradizioni!”.

 

Idem a Treviso dove il sindaco leghista Mario Conte vuole addirittura istituire una via dedicata interamente ai presepi con un percorso tra le chiese alla riscoperta della cristianità. Un’idea appoggiata totalmente dall’assessore Donazzan che dice: “istituire una via dedicata ai presepi per contrastare questo atteggiamento autolesionista che ci sta portando a perdere importanti riferimenti culturali e simboli identitari. Il successo poi ottenuto dal bando recentemente promosso dalla nostra Regione dimostra che la stragrande maggioranza dei Veneti non nega il presepe”.

 

Giuliana Lucca 

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