Veneto

Dopo la camera tocca al senato

C’è ancora il Conte II, almeno alla Camera, dove il governo ha confermato di avere la maggioranza assoluta e più ampia di quanto ci si aspettasse. Il premier ha incassato la fiducia con 321 sì, a fronte di 259 no, pescando voti favorevoli tra gli ex deputati 5 stelle (in sette hanno sostenuto il governo, compreso l’ex ministro Fioramonti), più i due ribelli di Italia Viva, Rostan e De Filippo, quest’ultimo già tornato nel Pd. I renziani hanno tenuto la linea dell’astensione, ma con un voto in meno, quello del deputato Giacomo Portas, assente in Aula e critico nei giorni scorsi sulla scelta di aprire la crisi. A fare più rumore è, però, il sì di Renata Polverini, che si è schierata con Conte e ha annunciato l’addio a Forza Italia: «Il mio è un atto di responsabilità», ha spiegato. Mentre alla fine Renato Brunetta è restato nei ranghi, votando no, come tutto il centrodestra.

Ora tocca a palazzo Madama

Forte di questo risultato, Conte ora si prepara alla battaglia di Palazzo Madama, dove i numeri sembrano meno benevoli. Oggi capirà se il suo appello, «chiaro e trasparente», raccoglierà altri frutti. «Aiutateci a rimarginare la crisi in atto – ha detto il premier nell’Aula di Montecitorio – costruiamo un governo aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia». La lista dei destinatari è lunga, che si chiamino responsabili, costruttori o «volenterosi». Che siano «liberali, popolari o socialisti». A loro Conte ha offerto «un progetto politico solido, con forte vocazione europeista», «un patto di legislatura», con un rafforzamento della squadra di governo: «Non terrò a lungo l’interim al ministero dell’Agricoltura e affiderò a qualcuno la delega ai Servizi», ha assicurato. Poi ha annunciato una riforma della legge elettorale «con un impianto proporzionale», che tanto piace ai centristi.

Gli oppositori

Dai banchi della Lega, per tutta risposta, oltre ai ripetuti inviti alle dimissioni, si è alzato il coro “Mastella, Mastella”. Questa mattina al Senato Conte si ritroverà davanti i due Mattei che lo hanno messo in crisi: Salvini e Renzi. Ieri, in un intervento di quasi un’ora, non ha mai nominato il leader di Italia Viva, responsabile di una crisi «per cui non ravviso alcun possibile fondamento. Lo strappo è incancellabile – ha sentenziato il premier – ora si volta pagina».

Le opinioni

Nicola Zingaretti ha sofferto a distanza: «La strada è strettissima e i numeri sono angusti, ma il percorso è corretto – ha detto – Arriviamo al massimo dei voti possibili e poi si vede». Secondo Giorgia Meloni, invece, l’unica strada sono le elezioni. La leader di Fratelli d’Italia si è rivolta all’«avvocato Conte», definendolo un «Barbapapà, capace di assumere la forma che serve pur di restare al suo posto, ora vola con la Mastella Airlines». Poi la domanda provocatoria, legata al risultato di stasera: «Siete sicuri che il presidente della Repubblica vi consentirà di governare senza una maggioranza assoluta?». Si è rivolta a Conte, ma il messaggio è indirizzato al Quirinale.

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