Veneto

Fontana verso l’addio

Squadra che vince non si cambia? Macché. A dispetto del plebiscito raccolto dalla coalizione zaiana, la Lega a trazione lumbard silura il commissario del partito veneto (e vicesegretario federale) Lorenzo Fontana, da tempo nel mirino dei sedicenti colonnelli salviniani. Una mossa destinata a lacerare i lighisti nostrani, preceduta com’è da un’opera di delegittimazione politica che non è sfuggita al veronese, peraltro sodale di lungo corso del Matteo in felpa, spingendolo a giocare d’anticipo: «Alla luce della nomina a capo dipartimento Famiglia e valori identitari, visti gli impegni di valenza nazionale e la portata del nuovo incarico, credo sia giunto il momento di individuare una nuova guida per la Liga Veneta in vista dei prossimi congressi»; «Auspico che il profilo che sarà individuato possa essere quello di uno dei nostri bravi giovani sui quali ho investito e che in questo periodo, con il fondamentale apporto del direttorio di cui era componente anche Luca Zaia, mi hanno reso orgoglioso di essere alla guida della Liga», la dichiarazione alle agenzie.

La flemma di Fontana

Parole garbate, toni diplomatici ribaditi nelle ore successive – «Troppo clamore, non mi sono dimesso, escludo problemi particolari, con Salvini il rapporto è ottimo» – che non mutano l’evidenza dei fatti.Marcato tace, finco invia un segnaleCiò che emerge dalle immediate (ancorché off the record) reazioni locali, è l’irritazione verso un’iniziativa giudicata alla stregua di un atto d’imperio; un cambio al vertice calato dall’alto, senza alcuna discussione preventiva, anzi, all’insaputa degli esponenti di primo piano del Carroccio.

Zaia, Marcato e Finco

È il caso di Zaia, interpellato sulla vicenda a margine del briefing di Marghera: «Non ero a conoscenza dei retroscena, domenica mattina Fontana mi ha avvisato che ci sarebbe stato il suo abbandono e che stava uscendo un comunicato, punto. Conseguenze? Mi fermo qui. Sono in modalità Covid con il cervello». Di Roberto “bulldog” Marcato: «Ho appreso la notizia dai giornali», taglia corto rifiutando ulteriori commenti . E dello stesso Nicola Finco che, pur sorpreso, non rinuncia ad inviare un segnale politico: «In qualità di vice di Fontana, confido che si dia continuità al lavoro compiuto in questi anni, penso in particolare all’investimento sui giovani dirigenti provinciali. Siamo reduci da un successo elettorale senza precedenti che ci carica di responsabilità e doveri verso il Veneto, al quale dobbiamo garantire una rotta chiara ed efficace».

Il disagio

Sullo sfondo, ma neanche troppo, il disagio crescente di quadri e militanti, che lamentano l’assenza di democrazia congressuale in un partito sempre più eterodiretto. Ma quali sono le “colpe” di Lorenzo Fontana? E chi ha architettato l’operazione volta a spodestarlo? Il pensiero immediato corre all’esito del voto del 20 e 21 settembre, con la Lista Zaia catapultata oltre il 44% e il marchio Lega fermo al 17, con sommo dispetto di quanti – tra Milano e Roma – sollecitavano il proconsole ad un ruolo di argine. Ma sarebbe una lettura sprovveduta. Perché il divario nasce da un consenso popolare ad personam che sfugge alle alchimie di partito; perché, aldilà dell’etichetta, tutti gli eletti al seguito del governatore sono fedeli iscritti alla Lega. E allora? Forse il peccato mortale di Fontana è stato quello di aderire con convinzione e lealtà ad un progetto veneto “inclusivo” di ispirazione autonomista e larvatamente laburista, distinto – e per alcuni versi stridente – rispetto al disegno di destra populista coltivato dal Capo.

Il ruolo di Padova

Così, nell’inquieto partito del leon sono in molti ad additare gli artefici dello sgambetto in un gruppo di parlamentari insofferenti all’egemonia zaiana. La cordata, tra gli altri, includerebbe i padovani Massimo Bitonci, Andrea Ostellari e Alberto Stefani; proprio quest’ultimo – secondo i rumors – figura tra i favoriti nella successione a Fontana, insidiato al più dal deputato scaligero Vito Comencini. Tant’è. Se questo è il disegno, non è scontato che vada in porto. Di certo, sibila il gruppone dei consiglieri a Palazzo Ferro-Fini, l’opa ostile alla Liga non sarà indolore.

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