Veneto

Forse si evita la zona rossa

Si allontana la prospettiva di un Veneto in zona rossa. Circolata nei giorni scorsi, l’eventualità rifletteva l’adozione di una soglia di incidenza settimanale positivi/popolazione – 250 casi ogni centomila abitanti a fronte dei 450 nostrani – oltre la quale la “serrata generale” sarebbe divenuta automatica. L’ipotesi, ventilata da ambienti governativi e caldeggiata dal Pd locale, ha suscitato l’unanime opposizione dei governatori – «Un criterio privo di senso in fase di classificazione del rischio», la stizzita reazione del presidente emiliano Stefano Bonaccini, a sua volta prossimo al fatidico limite- e in mattinata, nel corso di un’animata conferenza Stato-Regioni, è stata pressoché esclusa dal ministro della Salute.

Polemica sui numeri assoluti

«Potrebbe avere un effetto disincentivante sulla politica del testing», il giudizio di Roberto Speranza che ha accolto così l’obiezione sostanziale emersa dalla discussione. «Abbiamo semplicemente chiesto che i dati epidemiologici di partenza siano uniformi, l’incidenza dei positivi è un parametro scientifico ma funziona soltanto se tutte le regioni eseguono i tamponi nella stessa percentuale sulla popolazione», il commento di Luca Zaia «Non si può paragonare chi, come noi, ne effettua 60 mila al giorno a quanti si limitano a qualche centinaia. In queste condizioni è difficile allineare le cifre in modo attendibile. Detto ciò, accetteremo con rispetto ogni valutazione scientifica, purché univoca e autorevole, qual è il caso dell’Istituto superiore di sanità». «La situazione è complessa, certo, ma la polemica sui numeri assoluti è una farsa. Noi troviamo più contagiati perché facciamo più test e la nostra incidenza di positivi è pari all’8% a fronte di una media nazionale del 15. Semmai, ci sono quattro regioni che hanno tassi di ricoveri ospedalieri superiori ai nostri eppure nessuno mai ne parla…», è la frecciata ai critici.

Si scende?

Che accadrà allora? Il nuovo Dpcm, atteso venerdì, confermerà la “stretta” sul tasso di trasmissibilità del Covid (il margine di tolleranza coincidente con la fascia gialla scende da 1,25 a 1 Rt) circostanza che tingerà di arancione il territorio veneto per «2, 3 settimane ancora» in coincidenza con la “finestra temporale” di osservazione fissata dall’Iss. Nel frattempo, l’andamento epidemiologico propone una, pur tenue, schiarita: «Da una settimana contagi e ricoveri sono un calo, stamani abbiamo 96 posti letto Covid liberi nelle terapie intensive a conferma del saldo attivo tra dimissioni e presa in carico dei pazienti», afferma Luciano Flor, il direttore della sanità «è un segnale incoraggiante, non ancora una tendenza consolidata. Chi paragona prima e seconda ondata sbaglia, oggi non c’è lockdown e la paura di primavera ha ceduto il passo alla stanchezza, si invocano restrizioni collettive per sfuggire a quelle individuali».

Zaia

«Domenica ho fatto una corsa tra i campi, incrociando diverse persone, il 30% era senza mascherina e altrettanti la indossavano in modo scorretto», rincara il governatore leghista, che lamenta «la scarsa onestà intellettuale di parte della comunità scientifica» sul versante dei test rapidi. L’allusione corre alla circolare ministeriale che equipara definitivamente i tamponi veloci di terza generazione a quelli molecolari e circoscrive il setting d’applicazione (contatti stretti tra sintomatici, ambienti chiusi, screening in sanità e case di riposo, quarantena) di quelli di prima e seconda.

Rigoli

«La nota conferma l’appropriatezza del nostro operato e trova riscontro nel protocollo diagnostico approvato dalla società dei microbiologici clinici», commenta Roberto Rigoli, il coordinatore della rete regionale delle microbiologie «ora, insieme alla Liguria, stiamo sperimentando un test ultrarapido con risposta in tre minuti». Il dubbio: quale sarà il modello in dotazione a medici di famiglia e pediatri di libera scelta? «Quello di ultima generazione», replica Francesca Russo, il capo del dipartimento prevenzione «tuttavia, ai fini di profilassi, la raccomandazione del ministero più che la tipologia riguarda la frequenza ravvicinata dei controlli, una procedura che abbiamo da tempo adottato».

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