Veneto

Forti, vecchie polemiche e nuovi progetti

Marco Polo System Geie è stata sgomberata su ordine del Comune di Venezia. Scatoloni di libri, materiali, mappe, documenti hanno lasciato gli uffici all’ingresso di Forte Marghera per prendere la via di Campalto, tra le proteste dell’amministratore Pierangelo Pettenò, che contesta lo sgombero e ha cause in tribunale con l’amministrazione di Luigi Brugnaro. Lo sgombero segna un passaggio storico nella partita dei forti del campo trincerato di Mestre.

Oggi tanti cittadini ritengono normale passeggiare, cenare, bere un aperitivo a Forte Marghera e Forte Carpenedo, organizzare una grigliata a Forte Gazzera, alcuni dei 12 forti del campo trincerato, ma questi spazi sono pubblici e di proprietà comunale (tranne Forte Cosenz che è della Regione) grazie alle battaglie di associazioni e volontari degli anni Ottanta che hanno smosso l’amministrazione comunale a trattare con i militari per acquistare i forti, spendendo miliardi di vecchie lire, senza le cessioni gratuite previste oggi dal federalismo del demanio militare.

Marco Polo System Geie, ideata nel 2000 dall’allora consigliere regionale di Rifondazione in accordo con il sindaco Cacciari, dal 2012 era al forte e voleva segnare un cambio di passo per attingere a fondi europei e regionali per valorizzare i forti. Coincidenza vuole che mentre si consuma il divorzio con il Comune, a trazione centrodestra, è arrivata una pioggia di finanziamenti per i forti mestrini, dal governo di Renzi e Gentiloni, con cantieri pronti a decollare nel 2019. Un milione e mezzo di opere sono legate alle sorti del Bando Periferie, congelato dal governo gialloverde.

Interventi, autorizzati dalla Soprintendenza, per il recupero della casa del maresciallo, capannoni, batteria e garitte di Forte Mezzacapo a Zelarino; il rifacimento del ponte d’accesso e il ripristino dell’ex archivio e del traversone d’attacco di Forte Carpenedo dove il Comune ha già sistemato il tetto del corpo di guardia, sopra il ristoro. A Forte Gazzera e nei forti Tron, Pepe, Rossarol e Manin si attendono altri lavori di recupero e sfalcio.

A Forte Carpenedo si dice: «Quel che le vecchie giunte amiche promettevano, questa ha dato». Non mancano i critici: «Lavori pensati male, senza competenze di restauro contemporaneo e con una chiusura alla società civile», sbotta Andrea Grigoletto dell’Istituto dei Castelli. Dal Patto per Venezia e dal Ministero dei beni culturali ci sono ben 13, 5 miioni solo per Forte Marghera. Cinque milioni per le urbanizzazioni (viabilità, percorsi pedonali, illuminazione, sottoservizi con relative bonifiche). Gara in via di assegnazione da parte di Insula con 2 anni di cantieri che la Fondazione del Forte attende di coordinare con l’impresa per garantire l’apertura del forte coi lavori in corso. Sette milioni arrivano dal Mibact per il restauro delle due Casermette francesi, la ristrutturazione dell’edificio 29 – Magazzini e la sistemazione delle aree pertinenziali degli edifici da recuparare. Si aggiunge il milione e 580 mila euro del percorso ciclopedonale che collega via Torino – Forte Marghera – viale San Marco. La Biennale si è insediata stabilmente e ha donato un padiglione fronte baia, assegnata a privati.

Per Brugnaro il forte è lo spazio della “movida della Città” ma le assegnazioni degli spazi sono tema delicato: quelle del 2017 non sono mai diventate operative. E compete al Comune il rinnovo del contratto con la cooperativa sociale Controvento che gestisce i ristoranti. La scadenza è in arrivo. Ma la coop ha buone probabilità di rinnovo.

Non si è fatta aspettare la replica di Pettenò. «È uno sfratto politico, diamo fastidio a qualcuno e ci mandano via. Noi volevamo fare del Forte un incubatore culturale e invece ora è uno spazio di cultura privatizzata». Ma non resta per strada. «L’immobile era occupato senza titolo, la gestione del Forte spetta alla Fondazione», precisano dal Comune, «e nell’attesa che la Corte d’Appello si esprima sulla causa intentata dal Comune relativa alla cessazione del Marco Polo System Geie, si è proceduto, pur non condividendo la continuità aziendale e vista l’assenza dei presupposti di legge, con l’assegnare alla stessa di uno spazio operativo». Ovvero, stanze all’ex Gramsci di Campalto.

Sullo sfondo c’è uno scontro legale a tutto campo tra amministrazione ed ex consigliere regionale di sinistra. Dice Pettenò. «Il Comune ha il diritto di scegliere a chi far gestire il Forte, ma la Marco Polo ha diritto di vivere, con gli altri soci, e ha bilanci in utile». La società non risulta più tra le Partecipate del Comune che ha intentato causa, in corso in Corte d’appello, per chiudere la società e chiede i danni a Pettenò (30 mila euro). Altro scontro in tribunale, quello sui pagamenti non saldati da ambo le parti. Si attende la decisione del giudice. «Si poteva risolvere tutto trattando», continua Pettenò, «ma vogliono scaricarci addosso vecchie magagne su cui non c’entriamo: contratti di affitto, luoghi non a norma, tasse rifiuti non pagate». Il Comune avanza dalla Marco Polo 388 mila euro di un progetto non restituito. La Marco Polo dice di avanzarne 600 mila dal Comune: 150 mila euro di canoni dei ristoranti non versati dal 2014 ai primi mesi del 2016 e poi i lavori dei sottoservizi fino alla darsena e la sistemazione della foresteria degli scout. «I lavori li abbiamo fatti, ci sono le determine. Ma non pagano», dice Pettenò.

A.V.

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