Veneto

Fratelli coltelli? Caos in Veneto

Sarà facile dirlo, ma ora tra i Fratelli (d’Italia) volano i coltelli. E partono le lettere: già cinque, in poco più di un mese. Sono quelle inviate da Sergio Berlato a Giorgia Meloni, sul tema «situazione del partito in Veneto». Diventata «spiacevolissima», per citare l’ultima delle missive. Una pagina e mezza di attacchi che l’ex coordinatore regionale riversa sul suo successore Luca De Carlo, accusandolo sostanzialmente di aver distrutto il partito che lui aveva costruito in 30 anni facendolo salire anche in percentuale. Soprattutto in vista delle elezioni del 20 e 21 settembre.

Fratelli? Non con tutti

Non è un mistero che Fdi nutra forti ambizioni, anche nella sfida interna con la Lega e Forza Italia, tanto che a Palazzo Ferro Fini più di qualche esponente del centrodestra stima che i Fratelli possano aggiudicarsi 5 seggi (rumors ancora da dimostrare). Ma la massiccia campagna acquisti sul territorio, lanciata da Berlato e proseguita (male a dire il vero) da De Carlo, ha generato aspettative che rischiano di venire deluse. Berlato si è fatto i conti. In pratica De Carlo avrebbe promesso più posti in lista di quelli oggettivamente conquistabili.

Fratelli. Berlato e De Carlo no di certo

È Berlato ad attaccare e non gli si può dare torto. Lui FdI in Veneto l’ha visto nascere. «Ho tentato di far crescere Fratelli d’Italia nella mia regione in tutti i modi possibili ed immaginabili scrive l’europarlamentare alla Meloni, fra cui lo stesso sindaco di Calalzo di Cadore potendo contare sulla fattiva collaborazione di quasi tutti i dirigenti locali. Ho intessuto rapporti con le principali categorie economiche e sociali, tra le quali anche quelle portatrici della cultura rurale come quelle degli agricoltori, degli allevatori, dei pescatori, dei cacciatori, degli ambientalisti propositivi e non integralisti». Non a caso Berlato aveva aggiunto la denominazione Movimento per la cultura rurale, di cui è segretario generale il suo delfino (e candidato in pectore) Vincenzo Forte, ma lasciando a Venezia ha lasciato l’arcinemica Elena Donazzan in un’altra formazione con il collega Massimo Giorgetti.

Il problema Donazzan

Ma in vista della prossima legislatura, Berlato spiega di essere andato oltre le semplici relazioni: «Avevamo stretto precisi accordi con il Movimento per la Cultura Rurale, con Coldiretti, con Confagricoltura ed altri, chiedendo loro di mettere a disposizione loro rappresentanti da inserire nelle liste di Fratelli d’Italia. Confagricoltura ci ha fornito dei nominativi dei propri dirigenti da inserire nelle principali province del Veneto, così come avvenuto per la Coldiretti, come avvenuto per il mondo della caccia e della pesca rappresentati dal Movimento per la Cultura Rurale». Tutto buttato. La colpa? Anche di chi ora a Vicenza sta cercando di metterci il paletto al posto suo. Un nome? Elena Donazzan, mai in buoni rapporti con Berlato.

De Carlo peggio che mai

Questa è la prima notizia. La seconda è che, dopo il presunto patto, c’è stato lo strappo. Attacca infatti Berlato: «Dobbiamo purtroppo constatare che, dall’insediamento del nuovo coordinatore regionale (De Carlo, ndr.), non si è ritenuto di mantenere gli accordi assunti con i rappresentanti di queste categorie, tanto da indurli, uno dopo l’altro, a ritirare le proprie disponibilità alla candidatura per le elezioni regionali. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la notizia del formale ritiro delle candidature di tutti i rappresentanti di Confagricoltura che avevano già più volte confermato la propria disponibilità a candidarsi. Stessa cosa è avvenuta e sta avvenendo anche per altri rappresentanti di altre categorie, con le stesse medesime motivazioni». Insomma, nessuno è perfetto, ma sembra che con De Carlo siano arrivate le piaghe d’Egitto.

Fratelli e sorelle

Altro punto di rottura è proprio la Donazzan. Con Berlato assente in Europa, l’assessore è balzata agli onori della cronaca per il suo plauso al ventennio fascista, tanto che, lasciandosi andare a dichiarazioni a favore di Mussolini, sostenendo a Vicenza gli accordi con Casapound e Forza Nuova e arrivando (per la prima volta nella storia) a scatenare con le sue dichiarazioni una sommossa antifascista a Schio, si è arrivati alla classica goccia che fa traboccare il vaso. Berlato è riuscito sempre a controllarla in un modo e nell’altro e mai, durante il suo coordinamento, si sono verificati questi episodi.

Occhio acuto

E Berlato se ne è accorto. Infatti, comunque sia, resta lo scontro all’interno di Fdi. E Berlato auspica che «chi di competenza, possa intervenire prima che si producano danni irreparabili (qui il riferimento e alla Donazzan ndr)» e non rinuncia alla frecciata finale: «A meno che il partito non condivida la strategia di qualche mediocre (il riferimento è a De Carlo ndr) di formare delle liste deboli per favorire la corsa di qualche amichetto o di qualche amichetta, con evidente pregiudizio per il risultato finale».

La domanda dei Fratelli

Quello che lascia basiti tutti è che colui che ha costruito e fatto crescere i consensi di FdI facendolo passare da un 2 % ad oltre il 10 % e con un forte consenso personale sia stato di fatto “estromesso” dalle decisioni più importanti sui possibili candidati in Regione e alle amministrative. Il rischio è che , non vedendo più come riferimento l’on. Berlato, molti elettori, per lo più ignari delle beghe interne, di provenienza da un’ area più moderata si perdano andando a sfumare un lavoro compiuto negli ultimi 6-7 anni. E con la ingombrante presenza sul territorio di una Donazzan mai controllata (e spesso appoggiata) da De Carlo, il “buon” Berlato si è visto distruggere tutto ciò che con fatica aveva costruito. Uomo? Si, e come tale non esente da errori, ma di certo con un polso politico nettamente superiore a chi l’ha succeduto. Alla luce anche delle ultime uscite dal partito la domanda sorge spontanea. È così che FdI tratta chi ha sputato sangue per il partito?

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