Veneto

Gli insegnanti non vogliono il vaccino

«A Rovigo il 55% degli insegnanti ha disertato la vaccinazione senza prendersi la briga di una telefonata di disdetta, a Padova siamo al 20% di rinunce, trovo scandaloso questo atteggiamento da parte di una categoria che gode un privilegio di status nonostante le scuole siano chiuse. Siamo tempestati di richieste, non abbiamo ancora messo in sicurezza gli anziani, cosa devono pensare le persone davvero a rischio? Sento che qualcuno rifiuta AstraZeneca e attende Johnson & Johnson, quasi fossimo al supermercato. Dov’è finito il senso civico?». Ha un diavolo per capello Luciano Flor, il direttore della sanità veneta, alle prese con una campagna in salita, tra cambi improvvisi di marcia, ritardi e sospensioni nell’invio dei farmaci, scetticismo della popolazione.

In attesa della johnson & johnson e Pfizer

Nella classifica delle regioni il Veneto figura in quintultima posizione con il 78% di dosi somministrate a fronte di una media nazionale dell’80,5%… «Abbiamo accantonato una discreta percentuale di flaconi per i richiami, è stata una scelta prudenziale che ha consentito di raggiungere il primo traguardo, quello di mettere in sicurezza il personale sanitario e le case di riposo, dove infezioni e decessi sono crollati. Ora la precedenza va agli anziani over 80 e ai soggetti superfragili, cioè le fasce dove maggiore è la mortalità. L’impegno è di immunizzarli entro la prima settimana di aprile, forse potremo anticipare l’obiettivo perché Pfizer ci ha annunciato consegne superiori alle attese, 80 mila dosi anziché 56 mila, alle quali si aggiungerà Astra. Alla fine del mese o al più tardi all’inizio di maggio il Governo ci assicura l’arrivo di Johnson e questo consentirà un colpo d’ala alla campagna, azzoppata dalla scarsità di materia prima». «Per questo», rincara Flor «trovo inaccettabile i comportamenti che vanificano lo sforzo in atto. Rifiutare il vaccino è un diritto, privare di questa possibilità chi ne ha urgente bisogno, no. Disservizi? Lamentele? In queste condizioni i ritardi sono possibili ma ribadisco l’invito ai cittadini: sarete chiamati tutti, non intasate i Cup di telefonate, i pazienti fragili saranno vaccinati nei luoghi di cura, i medici di famiglia provvederanno agli assistiti, gli anziani inamovibili saranno raggiunti a domicilio».

Appello alle risorse ospedaliere

Nel frattempo l’ingente flusso di ricoveri non concede tregua al sistema ospedaliero e la necessità di garantire un’assistenza specialistica h 24 ai pazienti in terapia intensiva (242 i malati infetti, oltre duecento quelli extra Covid) impone la conversione di reparti e il rallentamento delle prestazioni ordinarie. «In settimana valuteremo un contenimento differenziato delle attività non urgenti», anticipa Flor «non siamo al punto di sospenderle tout court ma in via cautelare ipotizziamo un differimento della chirurgia programmata garantendo invece le specialità oncologiche, toraciche, cardiovascolari. Le visite ambulatoriali? Si procederà in modo selettivo: le priorità sono fuori discussione, mentre i controlli, in assenza di criticità, potranno essere diluiti. La ratio è sempre la medesima: risparmiare risorse umane e concentrare le energie sul versante emergenziale. «Il nostro personale è provato, un anno di pressione ha lasciato il segno, di norma gli ospedali conoscono momenti di pausa, ad esempio nel fine settimana; la pandemia invece ha richiesto un impegno continuo, totale, asfissiante direi».

Terza ondata

Il direttore non nasconde la preoccupazione per gli effetti della terza ondata: «A fronte di quarantamila persone positive al test, abbiamo 2 mila ricoverati e circa ottomila malati sintomatici in cura a domicilio. È un serbatoio di contagi ancora importante, un anno fa ci avrebbe travolto, oggi abbiamo rafforzato le difese ma abbassare la guardia sarebbe folle». Mai tanti tamponi, otto milioni dall’insorgere del virus, ma c’è chi dubita dell’efficacia degli antigenici rapidi e chi lamenta tempi lunghi nell’esito dei molecolari… Al riguardo la normativa prevede la processazione entro 36 ore, un test che lascia in circolazione potenziali veicoli di contagio per 4-5 giorni non serve a nulla, meglio un prodotto meno sensibile ma immediato. Comunque sia i rapidi, soprattutto di ultima generazione sono usati in tutto il mondo: se adottassimo solo i molecolari, visti i limiti di macchinari e reagenti, non andremmo lontano. La letteratura scientifica documenta una mortalità tra i malati variante tra il 2 e il 4%, alla nostra gente va detta la verità, aspettiamoci altre vittime ma non perdiamo la fiducia, il sistema regge e l’arma del vaccino porrà fine a questa tragedia».

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