Veneto

Green pass, il post di Zaia sulla Memoria bersaglio dei no vax: «Qr code invece della stella gialla»

Un post su Facebook per ricordare l’orrore delle deportazioni naziste diventa bersaglio dei contestatori «no green pass». Il profilo non è uno qualunque: appartiene presidente della Regione Luca Zaia. Sabato 16 ottobre aveva pubblicato un messaggio per ricordare l’orrore nazifascista del «Sabato nero», il 16 ottobre del 1943, quando 1.063 persone furono rastrellate dalla Gestapo nel ghetto di Roma e deportate nei campi di sterminio; solo 15 fecero ritorno a casa.

Il ricordo di Zaia

«Dopo 78 anni è ancora necessario mantenere vivo il ricordo di questa pagina – scrive Zaia – tra le più buie della storia italiana, superando sterili negazionismi, contrapposizioni strategiche e stupide divisioni anacronistiche perché, come diceva Primo Levi, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”». Un riferimento all’importanza di non dimenticare la violenza nazifascista, che invece per molti utenti è diventato uno spunto per stigmatizzare le regole sanitarie attualmente in vigore, prima tra tutte, il green pass obbligatorio.

I commenti: «Il green pass come la stella gialla»

Tra le migliaia di reazioni e commenti, molti sono diretti contro l’introduzione della certificazione obbligatoria nei luoghi di lavoro, che a partire dal 15 ottobre ha generato diverse frizioni e proteste. «La tessera verde per lavorare è il prodromo della nuova tirannia», «È così necessario tenere vivo il ricordo che oggi abbiamo un qr code per poter lavorare, anziché una stella gialla sul petto», «Oggi si discrimina molto di più di allora, ma democraticamente», si legge in alcuni dei commenti comparsi in calce al post. E ancora: «Se continuiamo così torneremo a una moderna Auschwitz», «Il governo italiano lo tiene talmente vivo che adesso per lavorare bisogna mostrare un pass». Qualcuno si scaglia contro lo stesso presidente: «Ma riflette su quello che sta accadendo prima di mettere i post?», chiede un utente. «Voi lo state facendo oggi!». Qualcuno attacca direttamente: «Se scegli di tacere davanti alla discriminazione, allora taci del tutto che fai più bella figura».

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