Veneto

I ristori al Veneto

Il Veneto beneficerà dei risarcimenti statali garantiti alle regioni in fascia rossa e arancione? Se la tinta gialla scongiura il lockdown non esime però dalle restrizioni (nazionali e regionali) che gravano sull’economia locale e il timore di una beffa aggiuntiva al danno – «Non siamo un territorio di serie B, subito liquidità alle imprese o la crisi sociale sarà devastante», si accalora il senatore Antonio De Poli – diventa palpabile. «Sui ristori ci sono notizie contraddittorie, chi ha avuto qualcosa e chi non ha ricevuto nulla, servirebbe una contabilità ufficiale e la può assicurare soltanto Roma visto che a gestire la partita è l’Agenzia delle entrate», il commento di Luca Zaia in apertura di briefing; «Di sicuro troverei imbarazzante se il governo, dopo averci sollecitato ordinanze più stringenti, non ristorasse le nostre attività danneggiate. Se così fosse, nessuno sarebbe più disposto ad assumere provvedimenti ma voglio sperare che il buon senso e lo spirito di equità prevalgano».

L’emergenza

In tema di classificazione epidemiologica, domani è atteso un aggiornamento da parte del ministro della salute: «Spero vivamente che sia confermata la nostra soglia di rischio moderato, penso che non abbiamo demeriti per passare all’arancione. Qui non ci sono pazienti nei corridoi, il nostro piano di sanità pubblica regge, fino a 6 mila ricoveri ci siamo. Non bastasse abbiamo un protocollo “segreto” nel caso la situazione precipitasse… Staremo a vedere, l’algoritmo decisionale è un metodo inquietante, non sai mai cosa viene fuori e poi siamo tutti appesi all’indice di contagio Rt: lo stiamo calcolando. Confido che, eventualmente, ci siano i tempi per argomentare e chiarire le soluzioni». Ma il Covid morde impietoso: i decessi hanno superato quota tremila e l’esplosione di contagi non risparmia l’amministrazione regionale con tre assessori – la vice Elisa De Berti (mobilità e infrastrutture), Francesco Calzavara (bilancio e personale), Federico Caner (turismo e agricoltura) – costretti all’isolamento domiciliare dopo il test positivo: «Ad oggi non c’è alcun contraccolpo sull’operatività della Giunta», ribatte il governatore «abbiamo già modificato il regolamento autorizzando il lavoro da remoto, facciamo tamponi ogni cinque giorni e personalmente, al pari dei colleghi, vivo in una bolla. Unici contatti, voi giornalisti, il gruppo di lavoro a Marghera e mia moglie. Punto. Non frequento nessuno, se capita esco a fare la spesa, in orari in cui non c’è calca».

Il test

Detto del test fa-da-te («È in corso la validazione scientifica su 1500 volontari, al momento non è in commercio, chi lo mette in vendita infrange la legge»), Zaia cede il passo all’ingegnere Paolo Fattori, il responsabile del “magazzino” di Azienda Zero, lesto a snocciolare le cifre dei dispositivi di protezione stoccati in questi mesi: «Disponiamo complessivamente di 41 milioni di mascherine tra chirurgiche, Ffp2, Ffp3, sufficienti a garantire un’autonomia di sei mesi. E poi 5 milioni di camici, 2 di calzari e altrettanti di cuffie, 25 mln di guanti». E poi gel, occhiali, tute, visiere… «Censiamo mensilmente il fabbisogno, il portale ci segnala dotazioni e consumi». influenza. Infine i vaccini antinfluenzali, divenuti merce rara: «Stiamo compiendo una ricognizione generale, il prossimo lotto di 150-170 mila dosi arriverà all’inizio di dicembre», fa sapere la diligente Manuela Lanzarin «nel frattempo abbiamo acquisito altri tre mila pezzi e valutiamo l’offerta governativa di un vaccino per i minori».

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