Veneto

I pentastellati frenano sull’Autonomia Veneta

Il 15 gennaio doveva segnare la fine del confronto tecnico sull’autonomia tra ministeri e regioni per dare poi spazio alla trattativa politica, ecco cosa rimbalza dalla capitale. Si parla di infrastrutture. Il Veneto chiede di poter gestire le concessioni autostradali. La risposta che viene data al tavolo tecnico non lascia spazio a mediazioni: no. Il Veneto domanda: perché no? Risposta: perché siamo contrari. Contrari non perché la legge lo vieti, ma, pare di capire, per principio.

Quello che la delegazione trattante veneta impegnata ai tavoli di confronto a Roma ha riferito è che sull’autonomia alcuni ministeri stanno frenando. Infrastrutture e Trasporti, Sanità, Ambiente. Tutti dicasteri controllati dai grillini. «Non hanno capito che se vanno avanti così salta il governo», è il commento della compagine politica veneta leghista. E non solo perché si sta concretizzando un altro rinvio. È perché alcuni ministeri, tutti controllati dal M5s, stanno ponendo troppi no. È come se l’unica autonomia concedibile al Veneto, alla faccia della Costituzione, fosse una non autonomia. Come nel caso del Fondo sanitario: l’intenzione sarebbe di riaccentrare tutto.

Scadenze

Il ministro per gli Affari regionali e l’Autonomia, la vicentina leghista Erika Stefani, è cauta: «La trattativa è serrata, sono settimane determinanti». Stefani sottolinea la «delicatezza del momento». Dice che «si tirano le fila» mentre «si susseguono incontri politici e tecnici». Ma non intende recitare il ruolo di un notaio: «Io sono la portavoce delle regioni e come loro voglio un’autonomia vera. Una risposta concreta alle istanze arrivate dai territori».
Raccontano, tuttavia, che ai tavoli ministeriali la delegazione veneta sia stata spiazzata da argomentazioni che i tecnici hanno trovato a dir poco imbarazzanti, prive di fondamenti giuridici, come se le materie fossero state studiate con approssimazione e che i no alle richieste avanzate dalle regioni fossero tali solo per principio. Dei no politici. L’altro dato è che le tre regioni che per prime si sono mosse per ottenere maggiori forme di autonomia come previsto dalla Costituzione, sono compatte. Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, pur avendo richiesto materie diverse, stanno facendo fronte comune. «Ma siamo nel pieno della bagarre tecnica», commentano da Milano. I leghisti sono determinati. Dicono che il confronto andrà avanti, ma se procede come sta procedendo con i ministeri retti dai grillini, il banco rischia di saltare. Il governo potrebbe cadere.

A.V. 

 

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