Veneto

Il covid riprende a correre

Il virus rialza la testa e scatta il campanello d’allarme: la pandemia non è finita e altre 46 persone sono state ricoverate improvvisamente negli ospedali. L’aria di primavera non deve illudere, il Covid resta in agguato anche se i ragazzi non lo vogliono ammettere e il rito dello spritz nel week end è la prima fonte dei contagi, perché le mascherine spariscono dal volto e si brinda in allegria. Poi si torna a casa e si contagia il nonno. Nel tg web, Luca Zaia mostra un cartello che fa scattare l’allarme: oggi i ricoverati sono 1.394 con una risalita di 46 casi, la nuova emergenza di Brescia preoccupa perché il contagio non si ferma sulle sponda lombarda del lago di Garda, dice il presidente. Che poi sposta l’analisi sul quadro istituzionale, parla degli incontri con i ministri Gelmini e Speranza e del nuovo Dpcm post 5 marzo da scrivere «d’intesa con il governo. Dovrà essere la pietra miliare della fase 2 del Covid; vanno stabilite le regole e le misure di aiuto immediato all’economia», spiega il governatore del Veneto che spera di poter incontrare prima o poi da remoto anche il premier Draghi.

Non si rispettano le regole

Poi ha preso la parola Luciano Flor, segretario generale della Sanità: «C’è un fattore nuovo nel contesto epidemiologico che invita alla prudenza, dopo 53 giorni di calo continuo il virus si presenta con numeri di positività sensibilmente maggiore e un forte incremento dei ricoverati. Si tratta di malati che appena entrati nei reparti finiscono direttamente in rianimazione. Prima era uno su dieci, ora il rapporto è notevolmente aumentato. Non si tratta di focolai ma di singole unità del territorio che stiamo monitorando con il contact tracing per isolare sul nascere ogni diffusione del virus», spiega Luciano Flor.20 mila isolati a domicilioChe l’emergenza non sia finita lo dimostra questo numero: ci sono ancora 20 mila persone in isolamento domiciliare che stanno combattendo la loro battaglia contro il Covid. Il boom dei ricoveri dopo 53 giorni di flessione è da mettere in relazione alla diffusione della variante inglese? Difficile trovare una risposta valida sul piano scientifico. Il top manager della sanità sposta l’analisi sui comportamenti di massa e invita alla cautela: «Domenica ho visto troppa gente a passeggio nel centro di Padova, questo è il primo campanello d’allarme da tenere sotto controllo. Le folle davanti ai bar, nei ristoranti e nei negozi portano alla ripresa dei contagi: si deve uscire solo per gli acquisti necessari e non derogabili», spiega Luciano Flor.

La campagna vaccini

Per uscire dall’emergenza non resta che il vaccino e il Veneto intende accelerare perché sono in arrivo 600 mila dosi e il presidente Zaia ha ribadito che la macchina sanitaria può arrivare a 50 mila somministrazioni al giorno contro le 20 mila attuali. Un salto di qualità che implica il coinvolgimento dei medici di base. Il cronoprogramma verrà nuovamente modificato perché «abbiamo avuto una comunicazione di una fornitura di 610 mila dosi entro il 31 marzo. Si tratta di vaccini Moderna, Pfizer e Astrazeneca», spiega Luciano Flor. Se tutto fila liscio, nel primo trimestre dovrebbe arrivare oltre un milione di dosi, con cui immunizzare almeno 500 mila persone. Ora deve scattare la fase 2: con i 50 mila convocati al giorno.

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