Veneto

Il Ministero “blinda” i fondi per il tram di Padova

Sollecita Palazzo Moroni a chiudere la pratica con la firma della convenzione. . Cioè l'assegnazione dei 56 milioni per la seconda linea stazione-Voltabarozzo.

Con una motivazione semplice quanto inequivocabile: è impossibile utilizzare i fondi del decreto infrastrutture del 2017 per sistemi di trasporto che non siano ad “impianto fisso”. Dunque niente bus elettrici e niente filobus (non ancora omologati sopra i 18 metri), nonostante le perplessità degli esponenti del Movimento Cinque Stelle (esplicitate martedì scorso da un’interrogazione del bellunese Federico D’Incà) e la netta contrarietà al tram di esponenti leghisti come il sottosegretario (ed ex sindaco) Massimo Bitonci.

Interpellati sulla situazione del finanziamento della seconda linea e su una possibile revoca dei fondi a favore di un’altra tipologia di mezzo, i dirigenti del Ministero, hanno fatto il punto della situazione: «Il 15 ottobre scorso la Direzione generale competente ha inoltrato al Comune di Padova la bozza della convenzione che dovrà essere condivisa, integrata con l’inserimento di alcuni dettagli a cura del Comune e re-inviata per la sottoscrizione, unitamente ad altre schede di dettaglio dell’intervento da realizzare».

Dunque adesso tocca ai tecnici di Palazzo Moroni produrre i documenti necessari a chiudere la partita. Con la firma della convenzione si sblocca anche il 10% del finanziamento, pari a 5,6 milioni. L’amministrazione ha 90 giorni di tempo per rispondere, ed è probabile che la firma slitti a gennaio per evitare che i soldi finiscano bloccati nell’avanzo di bilancio vincolato.

Dal Ministero, quindi, ribadiscono l’impossibilità di superare il Translohr. Quanto meno con i fondi del decreto infrastrutture 587 del 2017. «Per perseguire eventualmente un diverso obiettivo, dunque, dovranno essere trovati altri finanziamenti», specificano da piazzale Porta Pia.Lo dice chiaramente anche il titolo del decreto: «Riparto del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese, destinati al trasporto rapido di massa» e in particolare ad «impianti fissi». Dunque i soldi sono utilizzabili per ferrovie, metropolitane, tramvie, ascensori pubblici, scale e marciapiedi mobili, ed anche filobus. Quest’ultimo però è un mezzo scartato dall’amministrazione perché non garantisce una portata di 2 mila persone all’ora: servirebbero mezzi più lunghi dei 18 metri omologati.

Ma qual è la linea del Ministero rispetto alle future infrastrutture per le città: meglio i bus elettrici o i tram? «La linea – rispondono da piazzale Porta Pia – è quella di individuare, caso per caso, la soluzione migliore, puntando sull’intermodalità e su trasporti il più possibile a bassissimo impatto ambientale». Dunque un’apertura a progetti innovativi, purché sostenibili, con l’utilizzo di diverse tipologie di mezzi. Se per la seconda linea i fondi sono ormai bloccati, questo non vale per la terza, cioè quella individuata con la sigla Sir2 che collegherà Rubano con Ponte di Brenta, lungo l’asse est-ovest della città.Il nuovo bando per il riparto di ulteriori fondi scade il 31 dicembre, ma è probabile che Padova non presenti alcun progetto, riservandosi di partecipare alla scadenza successiva, prevista per il 30 settembre 2019.

Giuliana Lucca

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