Veneto

Il Pd cerca di ricucire con Renzi. Di Maio: 48 ore o alle urne

O Bonafede o morte. I 5 Stelle non fanno quadrato solo attorno al premier asserragliato a Palazzo Chigi mentre anche il Pd gli sta consigliando di dimettersi per puntare tutto su un Conte ter e magari riprovarci con Renzi. Dovrebbe dimettersi prima che il Guardasigilli si presenti in Senato per la relazione annuale sulla giustizia. Se si dimettesse non ci sarebbe più un voto che si preannuncia disastroso. Su Bonafede e la prescrizione lunga si concentra tutto l’astio dei garantisti di destra e di centro. Ma i 5S ne fanno una questione di vita o di morte al punto che Luigi Di Maio considera il voto di mercoledì o giovedì al Senato (ancora il giorno deve essere fissato) come un altro voto di fiducia da cui dipende la sopravvienza di tutto l’esecutivo, il rischio di perdere i soldi del Recovery Fund e il ricorso contro le casa farmaceutiche per il ritardo dei vaccini. «Menzogne colossali», le definisce Giorgia Meloni. Ma Di Maio avverte i naviganti con una pistola che sembra scarica: «Qualcuno pensa che in aula Bonafede fa la sua relazione e poi come va va – dice il ministro degli Esteri – ma non è così. È inutile raccontarci la favoletta che è solo la relazione sulla giustizia: il voto su Bonafede è un voto sul governo». Di Maio alza al massimo l’asticella, avverte che se Conte e Bonafede non si salvano si finirà dritti dritti al voto, per cui se c’è qualche volenteroso, che prima chiamava trasformista e voltagabbana, si faccia avanti. «Dobbiamo trovare una soluzione entro 48 ore, se delle forze politiche si vogliono avvicinare ben venga, altrimenti si scivola verso il voto».

Il Pd e le dichiarazioni di Di Maio

Per il Pd le dichiarazioni di Di Maio non aiutano a risolvere il problema. Soprattutto quando Di Maio assicura che «il M5s è un monolite, non sarà donatore di sangue sulla prescrizione». Insomma un nuovo voto di fiducia quello sulla relazione di Bonafede, che del resto è il capodelegazione 5S nel governo: scaricarlo non è facile e lo stesso discorso vale per Conte che è stato portato nel Movimento proprio dall’attuale ministro della Giustizia. Ma arroccarsi in maniera così tetragona complica il lavoro del Pd che da qualche giorno fa timide ma esplicite aperture pubbliche a Iv, dal capogruppo Delrio al ministro Boccia, che è sempre stato tra i più anti-renziani tra i Dem. Riservatamente il Pd ha ripreso i contatti diretti con Renzi. Il leader di IV però considera il governo di larghe intese la soluzione ottimale, come FI e i senatori di Idea-Cambiamo di Quagliariello e Toti. Renzi sta dialogando in manioera riservata anche con Franceschini su un Conte ter. IL premier teme l’agguato e resiste ma è con le spalle al muro anche perché non trova nuove truppe al Senato, anzi si stanno contraendo perché il tema giustizia è fortemente divisivo. A Palazzo Madama perderebbe dai 6 ai 10 voti. Ad oggi i Sì sulla carta sono 145 (36 Pd, 92 M5s, 6 Leu, 5 Maie, 6 delle Autonomie). I voti contrari sono 136 (19 FdI, 63 Lega e 54 FI, compresi i 3 Udc. Ci sono poi i 3 No dei senatori di Idea Cambiamo: totale dei No 138. A questi si sommeranno i 18 senatori renziani. Sarebbe una debacle.

Tutto gira attorno a Bonafede

Con Bonafede non ci saranno più i senatori a vita, la ex forzista Rossi voterà per la politica giudiziaria del Guardasigilli, Pierferdinando Casini che insiste per l’apertura del dialogo con Renzi. Voterà no il socialista Nencini e la senatrice Lonardo, moglie di Mastella che la scorsa settimana ha votato la fiducia al governo. Ieri è stata affilatissima: «Le parole di Di Maio non aiutano Conte. Vuole i voti per continuare a fare il ministro degli Esteri, ma, poi, con arroganza, richiede una obbedienza cieca alla linea ultragiustizialista di Bonafede». Di Maio dice che loro non sono donatori di sangue sulla prescrizione? «Chi, come me, in questa eternità infernale della prescrizione ci è, suo malgrado, precipitata, non può approvare i teoremi dei 5 Stelle». C’è poi un’altra ipotesi che circola: se al Senato fossero assenti tra i 10 e i 15 senatori, si abbasserebbe il quorum per la maggioranza semplice, così Conte avrebbe ancora un po’ di tempo per tirare a campare e trovare “volentorosi”. Ma la sua debolezza sarebbe acuta.

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close