Veneto

Il popolo arcobaleno incalza le Camere

Il messaggio, da Roma a Milano, viene urlato forte e chiaro dalle migliaia di persone scese in piazza per il primo Pride dell’era post Covid: approvare il ddl Zan contro l’omotransfobia subito. D’altronde, il deputato che dà il nome al disegno di legge, il dem Alessandro Zan, dal palco all’Arco della Pace lo dice senza mezzi termini: «Lanciamo da Milano un messaggio di speranza. Vogliamo dirlo ai nazisti, a chi discrimina, che voi siete la parte migliore del Paese, che siete il futuro? La legge per cui stiamo lottando è una legge di civiltà, e quando sento che è scritta male, ho l’impressione che molti ne parlino senza averla letta. Mi rivolgo ai politici che dicono di aprire un dialogo: non possiamo mediare sulla vita delle persone».

L’attacco a Salvini

E «nessuna mediazione» neanche con Matteo Salvini «che dice che la legge di Orbán è scritta bene». A Milano l’appuntamento per l’evento conclusivo è a due passi dal Castello Sforzesco, mentre a Roma gli organizzatori hanno optato per la classica parata che si è conclusa a piazza della Repubblica. Entrambe le piazze sono un tripudio di colori e raccolgono migliaia di persone, la maggior parte giovanissime. Le norme anti-Covid impongono distanziamento e mascherine, ma non è facile farli rispettare. E se le mascherine, almeno a Milano, latitano, a farla da padrone sono le bandiere arcobaleno che sventolano, a centinaia, alte in cielo. Ma i colori che rappresentano i diritti lgbtqia+ sono ovunque: sulle facce, sui décolleté delle ragazze in shorts, sui torsi nudi dei ragazzi. Portano cartelli contro Orbán e «i i suoi amici Salvini e Meloni», ma quest’anno è soprattutto il Vaticano – che pochi giorni fa si è espresso contro il ddl Zan – a essere nel mirino: «Per la laicità dello Stato aboliamo il concordato», scrivono a Roma dove la manifestazione si apre con lo slogan «Orgoglio e Ostentazione».

Una provocazione scandalizza la Meloni

E dove i manifestanti portano, subito dopo lo striscione che apre il corteo, un «Cristo Lgbt+» con corona di spine, stimmate colorate e un lenzuolo arcobaleno che fa infuriare Giorgia Meloni: «Manca di rispetto a milioni di fedeli», insorge la leader di Fratelli d’Italia. A Milano invece invocano, con una rima, «due dita “lì dove non batte il sole” contro il Vaticano». Nella Capitale pochi giorni fa è stata rinvenuta una scritta contro gli omosessuali per questo ieri, dal corteo, il presidente dell’Arcigay di Roma, Francesco Angeli, ha ricordato che «non si tratta di una intimidazione isolata: le offese più frequenti riguardano infatti proprio epiteti omofobi, con cui ogni giorno dobbiamo fare i conti».

La Meloni attacca

“Le discriminazioni verso gli omosessuali? Per me le discriminazioni vanno sempre combattute, ma non possiamo dire che oggi nella realtà italiana siano discriminati, abbiamo fatto passi da gigante in questo tema”. A dirlo con forza è la leader di FdI, Giorgia Meloni, a margine dell’iniziativa “restiamoliberi” contro il ddl Zan a Piazza Montecitorio. Meloni cita i dati: “Nei 1500 casi segnalati negli ultimi otto anni, circa 200 riguardavano la discriminazione di genere, è una realtà, ma non è una escalation”. “Io non odio gli omosessuali, ho pieno rispetto della scelte individuali, ma penso che la società debba adottare delle regole di funzionamento”, spiega: “Io non sono favorevole nemmeno alla ipotesi che i single adottino un bambino, ma non sono single-fobica”, aggiunge la Meloni.

A Milano

A Milano invece il sindaco Giuseppe Sala, che ha partecipato con un discorso dal palco, ha annunciato che, in caso di rielezione, nominerà «un delegato del sindaco contro le discriminazioni sessuali. Perché voglio che non si perda tempo». E ha aggiunto che «il percorso di riconoscimento dei diritti dei bimbi di coppie gay non è arrivato dove doveva arriva quindi continueremo a lavorare».

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