Veneto

Il Veneto resta arancione

Associata al distacco dalle pulsioni terrene, la tinta prediletta dai monaci buddisti diventa familiare al Veneto: la regione resterà in fascia arancione per un’altra settimana almeno, a dispetto del drastico calo di contagi e ricoveri che autorizzava l’ipotesi di un (controverso) ritorno alla più rassicurante area gialla. L’ha deciso, more solito, il dicastero della salute, traducendo in ordinanza le rivalutazioni del rischio epidemiologico espresse dall’Istituto superiore di sanità. E se l’annuncio ufficiale è giunto in serata, Luca Zaia, probabilmente, ha appreso la notizia già in tarda mattinata, nel corso del punto stampa a Marghera, allorché il suo cellulare (silenziato) ha lampeggiato una chiamata del ministro Roberto Speranza. Dettagli.

Le festività

Cosa ha indotto gli esperti a confermare la classificazione di rischio elevato? La diffusione dell’infezione – si apprende da Roma – e il conseguente tasso di ospedalizzazione: pur in caduta dall’inizio dell’anno, permangono su livelli elevati e sconsigliano un immediato allentamento delle restrizioni; che riguardano, lo ricordiamo, la circolazione limitata all’ambito comunale (salvo lavoro, salute, necessità e deroghe); il divieto di consumare cibi e bevande in bar e ristoranti (dove è consentito l’asporto); il coprifuoco dalle ore 22 alle 5. Misure che, evidentemente, hanno prodotto qualche esito favorevole nelle festività: dopo la tempesta Covid di novembre e dicembre, il flusso pandemico è crollato fino a segnare un’incidenza percentuale positivi/tamponi del 2, 75% (la metà della media nazionale) con un indice di trasmissibilità del coronavirus limitato a Rt 0, 82, largamente inferiore cioè a quell’unità che fa da discrimine tra i colori.

Niente terza ondata?

Progressi confermati dalla flessione progressiva delle degenze, sia nell’area medica che in rianimazione, rivendicati dal governatore prima del fatidico verdetto: «Il cambiamento di direzione è radicale, siamo passati in poche settimane da 480 a 178 contagi ogni 100 mila abitanti, numeri da zona gialla, forse abbiamo già scontato l’attesa terza ondata, pur pagando un prezzo elevato a varianti e mutazioni genetiche che non io, ma i virologi individuano quali agenti acceleratori dell’infezione. In ogni caso, oggi come ieri, noi ci affidiamo alle indicazioni della comunità scientifica e rispetteremo il suo orientamento; al riguardo, io ho soltanto obiettato circa l’eventualità di un ritorno al lockdown: l’economia e il lavoro sono in ginocchio, non possiamo permettercelo, dispiace che qualcuno, dall’opposizione o dal divano, alzi il ditino e provi a speculare sulle disgrazie della nostra comunità».

Incredibile in Sardegna

Che altro? La discesa dei ricoveri consente finalmente agli ospedali la chiusura di corsie dedicate, con concentrazione dei malati in un minor numero di reparti, nonché lo sgravio di incombenze al personale medico e infermieristico, circostanza che a breve consentirà il ripristino delle attività ambulatoriali e della libera professione intramoenia. Non solo Veneto nella giornata di cambio cromatico: anche la Sardegna, che affida la regìa dello screening ad Andrea Crisanti, si appresta a salutare il giallo per approdare a sua volta all’arancio; una stretta certo condivisa dal microbiologo di Padova che promette all’isola un’estate Covid free.

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