Veneto

Il Veneto rischia ancora l’arancione

Nell’Italia divisa in tre fasce per fronteggiare l’emergenza coronavirus, il Veneto è partito con il “giallo” ma continua a rischiare l'”arancione”. Ecco il senso dei ripetuti appelli di Luca Zaia a non sedersi sugli allori (si fa per dire, la situazione resta critica per tutti) dell’inserimento nel gruppo delle regioni con minori restrizioni.

Le variabili

La variabile che mette tutti sul “chi va là” è l’ormai famoso indice Rt (Indice di trasmissibilità) che nel nostro caso misura quante persone vengono in media contagiate da un singolo soggetto positivo al Covid 19. Proprio l’Rt, insieme ad altri 21 parametri, fissati per decreto dal ministro della Salute, determina la classificazione di una regione in una delle tre fasce suddette. La soglia di rischio dell’Rt è stata indicata in 1,5: ogni soggetto positivo ne infetta un altro “e mezzo”. Ebbene, nell’ultimo dato disponibile, quello preso in considerazione dal governo, relativo alla settimana dal 19 al 25 ottobre 2020, il Veneto aveva un Rt pari a 1,46.  

Attenzioni

Attenzione: come detto, l’Rt non è l’unico criterio cui viene demandata l’applicazione delle restrizioni, più o meno severe. Il dato deve essere mediato anche con quella che, in sintesi, possiamo chiamare l’efficienza del sistema sanitario e in particolare ospedaliero di una regione. E da questo punto di vista il Veneto ha ottime carte da giocare. Ma è chiaro che l’Rt pesa. La Lombardia, ad esempio, con un Rt a 2,09 non è riuscita a salvarsi dalla fascia rossa che significa quasi pieno lockdown. 

Cosa rivela in sostanza l’indice Rt? La forza con cui si sta trasmettendo un’epidemia. Più aumentano rapidamente i contagi, quindi, più è alto l’indice Rt. Al di là delle formule matematiche, quindi, occorre che la curva dei contagi in Veneto rallenti, altrimenti il salto di categoria, da giallo ad arancione, sarà purtroppo inevitabile.

I tamponi

Va detto anche che, più test si fanno, più si trovano positivi, ovviamente. E’ anche per questo che la Regione Veneto ha insistito, ad esempio, perché la percentuale dei positivi venga calcolata su tutti i tamponi eseguiti, non soltanto i molecolari (i più completi e affidabili) ma anche sui rapidi. 

Ogni quanto vengono aggiornate le fasce?

l periodo indicato dal governo è di due settimane dall’ultimo monitoraggio. Il monitoraggio viene effettuato settimanalmente. il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha spiegato oggi che «una regione in rosso o arancione resta per un minimo di due settimane in questa fascia di rischio, poi può esserci una descalation, cioè scalare in basso. Così come nella prossima cabina di monitoraggio entro questa settimana, se si dovesse verificare che in altre regioni c’è un livello di livello di rischio maggiore, queste possono salire di grado. C’è anche una certa flessibilità del sistema. La possibilità per esempio di fare zone rosse all’interno di una regione non rossa c’è comunque. Anzi si è sempre fatto».

Comitato scientifico

La cabina di regia dell’Istituto superiore di Sanità tornerà a riunirsi oggi e produrrà un nuovo monitoraggio settimanale. Resta da capire quindi se situazioni di particolare escalation dei contagi indurranno il ministro ad emanare una nuova ordinanza già in questo fine settimana. 

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