Veneto

Il Veneto si avvia all’area arancione

L’andamento epidemiologico del Veneto, scandito da un elevato flusso di infezioni e ricoveri, stride con la permanenza nell’area gialla di rischio moderato. Ancor più, l’indice Rt stimato intorno all’1,1 rivela che la sospirata decrescita del contagio non ha ancora imboccato la curva discendente. In tali condizioni, la prospettiva realistica è quella di una ricollocazione della regione nella più restrittiva fascia arancione a partire dal 7 gennaio, allorché scadrà il decreto che ha sancito il lockdown “alternato” del Paese nelle festività. È ciò che trapela dalle conclusioni del vertice di Palazzo Chigi in mattinata ha riunito il premier Giuseppe Conte, i capi delegazione dei partiti di maggioranza (5 Stelle, Pd, Iv, Leu) e il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia, trait d’union fra Roma e il territorio.

Tutte le regioni

Com’è ovvio la discussione ha investito l’intero arco delle regioni: se al momento Veneto, Liguria e Calabria destano maggiore preoccupazione, anche Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche denunciano un allarmante incremento di casi. A complicare ulteriormente un quadro già confuso e frammentato è la procedura della definizione di rischio, affidata alla cabina di regia governativa, meglio, all’esito dell’algoritmo adottato dall’Istituto superiore di sanità. Il modello matematico, ispirato a 21 indicatori scientifici, non consente margini di trattativa ed è condizionato a parametri oggettivi: il citato Rt ma anche la dotazione di terapie intensive e la capacità di tracciamento dei soggetti positivi; ebbene, a dispetto delle previsioni, un’applicazione “asettica” del modello oggi ribadirebbe il grado giallo al Veneto, stante la capacità del suo sistema sanitario di curare i malati, effettuare il testing di massa e assicurare la biosorveglianza dei positivi.

Le modifiche

Così, l’ipotesi circolata nella riunione è quella di modificare i criteri del fatidico algoritmo, abbassando a 1 (rispetto all’1, 25 attuale) la soglia Rt oltre la quale la colorazione diventa automaticamente arancione. L’eventualità non sembra turbare il governatore Luca Zaia, lesto però a segnalare la singolarità della procedura: «L’indice di trasmissibilità del contagio in vigore è stato definito da scienziati autorevoli, non dal circolo della briscola. Come sempre, noi rispetteremo le indicazioni dell’Iss, siamo convinti che non saranno influenzate da calcoli di natura politica». Tant’è, tra indiscrezioni e smentite, l’ultima parola non è stata ancora pronunciata, anzi i rumors capitolini alludono a misure restrittive comuni a tutta Italia nel week end 9-10 gennaio e al blocco della mobilità extraregionale fino alla metà del mese.

Battiston: infetti cresciuti di 25 volte

Così, in attesa di deliberazioni finalmente chiare, a tracciare un profilo dettagliato della congiuntura ci prova Roberto Battiston, il fisico dell’università di Trento che ha comparato il numero degli infetti in atto sia rispetto al picco del 27 novembre che a quello del 29 settembre. Nel primo caso a livello nazionale si registra un calo del 28%, da 805. 000 agli attuali 577. 000, mentre a fronte dei circa 50 mila casi settembrini l’entità odierna dei contagi risulta 11, 5 volte più elevata. E il Veneto? «È ancora nel pieno della seconda ondata con valori superiori di 25 volte il dato di fine settembre», commenta lo studioso «e al pari di Sardegna, Puglia, Marche e Trentino, non ha ancora avviato una linea discendente». Che altro? A notte fonda la conferenza Stato-Regioni si è riunita per discutere le nuove misure. Oggi, è la speranza, ne sapremo di più.

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