Veneto

Immigrati. Davvero è colpa loro

Zaia: “Se non avessimo quei due centri di accoglienza per immigrati non avremmo registrato tutti questi nuovi contagi. E’ la prova provata che questi immigrati ospitati in Veneto, talvolta senza titolo, devono essere rimandati a casa”.

Immigrati. Un problema?

Prima osservazione: se la Lega non avesse ostacolato in tutti i modi l’accoglienza diffusa non avremmo i maxi centri per immigrati, focolai di virus, di segregazione, di frustrazione e di violenza. Seconda osservazione: perché quando c’era Salvini al governo non hanno fatto le 600mila espulsioni promesse? Non si dica che non hanno avuto il tempo, perché il governo giallo-verde ne ha fatte meno degli altri.

I problemi

Evidentemente espellere non è così semplice, ammesso che sia davvero conveniente per un paese in piena crisi demografica. La spiegazione è semplice. Per la Lega – e Zaia non fa eccezione – è essenziale che l’immigrato rimanga un problema, perché così rappresenta una rendita di posizione politica.

Immigrati da dove?

Oltretutto dice che i focolai sono dovuti a fattori esterni al Veneto quando fa riferimento a Jesolo e Treviso. Va chiarita una cosa. Nel nord Italia non è stato trasferito alcun  migrante arrivato in questi mesi in Sicilia, Calabria, Sardegna. E mi riferisco da gennaio. Quindi nessun migrante contagiato arrivato in barcone si è mosso dalla regione dove è sbarcato. La quarantena l’hanno fatta o la stanno facendo lì. E nessun altro migrante è uscito da quelle regioni. I migranti trovati contagiati nelle strutture di accoglienza a Jesolo, Treviso e Udine si sono contagiati sul territorio. A Jesolo gli ultimi migranti sono arrivati nella colonia della CRI nel 2016. A Treviso, nella caserma Serena,  nel 2017. 

I casi Jesolo e Treviso

La gran parte dei contagiati a Jesolo o Treviso sono persone che escono per lavoro e qualcuno anche per studio. Escono per lavorare nei campi o nelle serre come quelli di Jesolo e qualcuno anche nell’ambito del turismo (facchinaggio). Sono stati preziosi nel periodo di lockdown per sopperire alla mancanza di manodopera nella raccolta di primizie e vari prodotti sui campi. Infatti i lavoratori abituali impiegati in questo, in stragrande maggioranza romeni e bengalesi, erano rientrati a casa.

Zaia sbaglia. Fonte: la prefettura

 Gli stessi migranti, ora fatti passare per  gli untori, sono poi quelli che fanno i famigerati “lavoretti” per aiutare la gente del posto. Definizione data, dal presidente Zaia, di quel fenomeno che per la legge è il “lavoro nero”. Fonti: le Prefetture. Se qualcuno dice che sono arrivati stranieri richiedenti asilo in Veneto,  in questi mesi, indichi mese e giorno.

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