Veneto

Impianto di Fusina fermo. Rischio emergenza igienico sanitaria per la provincia

Per la trentina di aziende che si occupano di trattare rifiuti biologici nella provincia di Venezia, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Praticamente, a seguito della comunicazione Veritas pervenuta martedì a tutte le ditte che svolgono l’attività di spurgo pozzi neri, è stato comunicato che a far data da mercoledì  nessuna azienda potrà conferire reflui (liquami biologici) in quanto l’impianto di Fusina ha raggiunto il limite massimo di conferimento previsti dal regolamento. La circolare prevede uno stop di circa 20 giorni con la ripresa della normale attività a inizio 2019.

Il problema è che la notifica è arrivata senza che nessuna azienda potesse organizzarsi. «Tutte le ditte di Venezia terraferma e Venezia isole non potranno conferire a Fusina – fanno sapere i loro rappresentanti –  fino all’inizio del nuovo anno, salvo diverse disposizioni o proroghe. Tutto questo provocherà notevoli disagi sia ai cittadini sia alle attività commerciali comportando, oltre a forti ritardi negli interventi, ad un aumento dei costi dei servizi dal momento che la stessa Veritas ha indicato come nuovi impianti nel periodo indicato quello di Chioggia o di Cavallino Treporti. Per noi questo è un aumento di costi per il trasporto non indifferente e graverà sul cittadino che avrà bisogno del nostro intervento».

In effetti il calcolo a cui si riferiscono gli addetti ai lavori era stato stimato per circa 200.000 abitanti per 56.000 tonnellate annue e, ad oggi, la quota 55.000 è già stata abbondantemente superata e non si è andato a considerare che, se poi si continuano a costruire nelle città nuovi alberghi, si deve tenere conto di un aumento di persone che, anche se turisti, hanno le stesse esigenze dei cittadini. Le aziende lanciano così un appello alla Provincia.

«Speriamo che le istituzioni si attivino con celerità per trovare una soluzione al problema in quanto anche se per Veritas 20 giorni possono sembrare pochi, tutto ciò potrebbe diventare un’emergenza igienico sanitaria per l’intera città metropolitana che è una delle zone in cui la percentuale di abitazioni con espurgo è tra le più alte».

 

 

E.P.

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