Veneto

In arrivo 13 milioni di dosi

Mancava un tassello banale, un accordo tra ministero della Salute e medici di famiglia, ma ora c’è. Si sono messi d’accordo sui costi, pari a 6 euro a iniezione. Il nuovo governo è pronto a investire 60 milioni di euro. Significa che si stima che i 35/38mila medici di base possano vaccinare 5 milioni di persone. Potranno maneggiare solo il vaccino AstraZeneca, che non necessita di conservazione a meno 80 gradi. A partire da aprile, poi, potrebbero utilizzare anche il vaccino Johnson&Johnson, per cui basta una inoculazione. Finalmente si vede il piano di vaccinazione di massa. Per le vaccinazioni più complesse, che utilizzano Pfizer o Moderna, sono circa 2400 i centri vaccinali. E finora, basandosi su 4,7 milioni di dosi ricevute (dovevano essere 6 milioni se non ci fossero state le defaillance dei produttori), si contano 3.497.825 prime somministrazioni e 1.330.054 richiami. Entrando in campo un esercito di 35mila vaccinatori, i numeri potrebbero decuplicarsi. L’unico limite sono i rifornimenti. Che sulla carta si moltiplicheranno. «Entro fine marzo – spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità – l’Italia dovrebbe ricevere 13 milioni di dosi», 8 milioni di dosi in un solo mese. Ancora più massicce, dovrebbero essere le forniture del secondo trimestre, come concordate con contratti europei. Tra aprile e giugno, all’Italia spetterebbero 43 milioni di nuove dosi. A cui, se gli enti di controllo Ema e Aifa daranno l’autorizzazione, potrebbero aggiungersi 7 milioni di dosi del vaccino Johnson&Johnson.

Il ministro della Speranza

«Grazie – scrive il ministro della Salute, Roberto Speranza – a tutti i medici di medicina generale del nostro Paese che hanno sottoscritto l’intesa con governo e Regioni per somministrare il vaccino Covid. La loro capillarità e il rapporto di fiducia con le persone sono un valore aggiunto che ci consentirà, quando aumenteranno le dosi, di rendere più forte la campagna di vaccinazione». I medici di famiglia all’85% sono già stati vaccinati. E si sentono pronti. «Come per la vaccinazione antinfluenzale siamo in grado di fare 16 milioni di vaccini in sei settimane – assicura Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale -. Dateci le dosi e le somministriamo». Oltre ai medici di famiglia, è già stato coinvolto l’esercito che sta allestendo centri vaccinali. Si pensa alle farmacie, ma il vincolo è che la somministrazione può effettuarla solo un medico. I Comuni si dicono pronti a utilizzare spazi comunitari. Poi ci sono Confindustria e Confapi che propongono di utilizzare le fabbriche, dove in genere c’è già un medico del lavoro, per far somministrare i vaccini ai dipendenti, famigliari e lavoratori dell’indotto: fino a 12 milioni di italiani potrebbero passare di qui.

Il vero problema

Il problema? Le forniture. Resta il mistero del perché i produttori annuncino continui ritardi e poi si sente che intermediari indipendenti offrono milioni di dosi sul mercato parallelo. «Immagino che i nostri servizi di intelligence possano dare un contributo non irrilevante e fare tutti gli approfondimenti», dice Locatelli. Per allargare ancora la platea dei vaccinati, si pensa a istituzionalizzare un intervallo di 3 mesi tra la prima e la seconda inoculazione di AstraZeneca (non per Pfizer o Moderna: questo l’orientamento degli scienziati di Aifa) e se poi non si dovessero più tenere la metà delle dosi di AstraZeneca in frigorifero come scorta, entro la fine di giugno ci sarebbero 22 milioni di inoculazioni agli italiani sotto i 65 anni. Più 7 milioni di dosi di Johnson&Johnson. E a quel punto, considerando gli altri 10 milioni di cittadini anziani o malati cui sono riservati Pfizer o Moderna, l’immunità di gregge sarebbe alla portata.

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