Veneto

In Veneto il picco dei contagi sarà tra dieci giorni e tra un mese arriverà quello dei ricoveri

Il Covid non dà tregua al Veneto, depresso e stremato da 21.504 contagi nelle 24 ore con il mesto corollario di 29 vittime e 205 mila persone in isolamento.

La situazione negli ospedali

«I flussi ospedalieri sono in aumento, abbiamo quasi 1700 malati in area medica e 215 in terapia intensiva, al 75-80% non vaccinati, il sistema è sottoposto ad una pressione intensa e prolungata», il commento di Luca Zaia a margine della seduta del consiglio regionale. «Noi prevediamo il picco dei contagi intorno al 23 gennaio e quello dei ricoveri il 12 febbraio, inoltre si sta profilando un grosso problema…».L’allusione corre alla decisione dell’Inps in materia di isolamento cautelare: «Par di capire che dal primo gennaio la quarantena di chi ha avuto contatti con un positivo non è più equiparata alla malattia, ovvio allora che la prospettiva di essere confinati a casa una decina di giorni senza stipendio, o in ferie forzate, spingerà molti a tacere su eventuali situazioni sospette. Temo un sommerso di ampie proporzioni, solleciterò il Governo al riguardo».

Risparmi di spesa investiti nella sanità

In aula la politica sanitaria resta in primo piano con l’approvazione, a maggioranza, della legge che autorizza l’esecutivo ad impegnare in cure e servizi sociali i risparmi conseguiti nell’erogazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, una volta approvati i bilanci del servizio sanitario veneto.

Le spiegazioni di Maino

«Una scelta in linea con le recenti sentenze della Corte Costituzionale che riconosce alle amministrazioni virtuose la facoltà di mantenere e reinvestire le risorse eccedenti», afferma la relatrice leghista Silvia Maino. «Da diversi anni, il Veneto garantisce prestazioni aggiuntive ai Lea nazionali, tanto da figurare al primo posto in Italia: mi riferisco a trasporti sanitari per i disabili, erogazione di alcuni farmaci di sollievo per patologie croniche invalidanti e neoplasie, assegni di cura, tipologie di servizi psichiatrici».

L’opposizione

Meno entusiasta la lettura di Anna Maria Bigon (Pd), critica su due versanti cruciali: «Come si può affermare che in Veneto i Lea sono già adeguatamente garantiti quando ci sono 500 mila visite in lista d’attesa, mancano medici e infermieri e la spesa per la salute mentale è la metà del minimo previsto a livello nazionale? Chiediamo che almeno il 50% degli eventuali risparmi sia investito nella prevenzione e nella cura del disagio psichico, in particolare dei più giovani».

Lanzarin

Piccata la reazione dell’assessore alla salute, Manuela Lanzarin: «La Regione adempie e a tutti i parametri previsti nell’erogazione dell’assistenza e il bilancio della nostra sanità è sano, nonostante la spesa straordinaria per il Covid, mentre una realtà vicina e virtuosa come l’Emilia Romagna rischia default e commissariamento. Reclamiamo il ristoro integrale dei costi eccezionali sostenuti. A fronte di 8 miliardi quantificati dalle regioni, lo Stato ha stanziato 600 milioni e il Veneto ne ha ricevuti 47». Tant’è. Ai due articoli del testo di legge, l’aula ha affiancato un ordine del giorno bipartisan presentato da Cristina Guarda (Europa Verde) e Sonia Brescacin (Lega) che impegna la Giunta a relazionare sull’argomento alla commissione sanità almeno una volta l’anno. In difesa della legge è intervenuto Stefano Valdegamberi, che intravede nel reimpiego «una buona prassi per implementare l’integrazione tra sanità e sociale».

Zaia soddisfatto

Infine, il via libera e la soddisfazione di Zaia: «Questa legge è la conseguenza della nostra vittoria alla Consulta contro l’impugnativa del Governo per l’attivazione del corso di laurea in Medicina a Treviso. Avevamo ragione, ci hanno fatto perdere due anni».

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