Veneto

In Veneto per ogni positivo ci sono 14 asintomatici

Spostamento o abolizione del coprifuoco e riaperture sono al centro del dibattito, ma da qui in avanti che evoluzione avrà la pandemia? Secondo i risultati portati alla luce da una ricerca dell’Università di Padova, che utilizza nuove tecniche di intelligenza artificiale, per cercare di rispondere alla domanda bisogna partire da due elementi. Il primo è che il livello di consapevolezza del rischio Covid tende a diminuire velocemente non appena le restrizioni vengono tolte; il secondo è che con una situazione di medio-alta incidenza del virus con i tamponi (molecolari e antigenici) che evidenziano 1.000 nuovi soggetti positivi al giorno, il vero numero degli infetti si aggira attorno ai 14.000.

“Mina” asintomatici

n rapporto di uno a 14 che “pesa” anche gli asintomatici e che varrebbe la pena tenere in considerazione nel momento in cui si procede alla valutazione del rischio. Lo studio Tracking the time course of reproduction number and lockdown’s effect on human behaviour during SARS-CoV-2 epidemic: nonparametric estimation pubblicato in questi giorni su Scientific Reports (Springer Nature) ha visto coinvolti un gruppo di ricercatori del Bo tra cui Gianluigi Pillonetto, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione), Mauro Bisiacco (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione), Giorgio Palù (professore emerito, presidente Aifa e membro del Cts) e Claudio Cobelli (professore emerito, membro del Consiglio Superiore di Sanità). «Il modello che abbiamo utilizzato» spiega il professor Pillonetto, «riesce a tracciare giorno per giorno il comportamento delle persone, ed è quindi uno strumento utile per capire cosa sta accadendo». 

Il lockdown

Andamento della campagna vaccinale, insorgenza e prevalenza delle varianti del virus sono variabili di cui evidentemente tener conto, ma il punto di partenza è chiaro. Distanziamento sociale e la consapevolezza del rischio di infezione sono aumentati giorno dopo giorno nei primi mesi del 2020, permettendo di controllare l’epidemia. «Il lavoro dimostra però anche come questo livello di consapevolezza tenda a diminuire velocemente non appena alcune restrizioni vengono tolte» spiega Pillonetto «Ciò si è verificato dapprima nell’agosto 2020, stagione in cui l’adozione di misure di distanziamento sociale e l’uso di precauzioni come mascherine è molto diminuito a causa del relax degli italiani durante le vacanze, in particolare nella popolazione più giovane, e poi alla metà di ottobre 2020, a causa del ritorno nelle scuole e nei luoghi chiusi di lavoro. Questi fenomeni sono stati purtroppo la chiave per innescare la seconda ondata». L’allentamento delle restrizioni, quindi, di per sé genera comportamenti meno responsabili. Che si esca dal lockdown o dalla zona rossa.

I limiti del tracciamento

Altro aspetto rilevante che emerge dallo studio riguarda l’attendibilità del tracciamento. «Lo studio mostra che i dati giornalieri sul numero di persone ricoverate in terapia intensiva a causa del Covid-19 sono i più adatti per capire come realmente evolve l’epidemia» prosegue il docente del Bo «Esso inoltre rivela che il numero reale di soggetti infettati tende ad essere significativamente sottostimato». Per quanto riguarda i test sierologici, «lo studio di popolazione condotto in Italia utilizzando la prima generazione di test con alta sensibilità e specificità mostrava a metà dello scorso anno che il 2,5% degli italiani aveva contratto il virus. Il nostro studio stima invece una percentuale almeno doppia, attorno al 5%, non escludendo che potesse già arrivare al 12% nella metà del 2020». E questo impatta anche sulla stima della letalità. «Nel 2020, utilizzando il numero di morti e solo il numero di casi positivi diagnosticati con il tampone rinofaringeo, la letalità risultava attorno al 14%. Questo nostro nuovo approccio basato sull’intelligenza artificiale conduce invece a una nuova stima che si aggira sull’1%».

I tamponi

Ultime riflessioni su test e tracciamento. Nessuna distinzione tra molecolari o rapidi, ma dallo studio emerge come sia difficile testare con tamponi sia molecolari sia antigenici la popolazione dei soggetti asintomatici o con sintomi lievi e ancor più tracciare i contatti dei positivi quando l’incidenza dell’infezione eccede 50 casi settimanali su 100.000 residenti. «In una situazione a medio-alta incidenza, quando ad esempio i tamponi rivelano 1000 nuovi soggetti infettati al giorno, il vero numero si aggira attorno ai 14.000».

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