Veneto

Inizia l’era Draghi

«Di nuovo…». È con questa espressione formale e vagamente anacronistica che Giuseppe Conte si congeda dal suo successore: esce dalla Sala dei Galeoni e si avvia verso le scale di palazzo Chigi, al termine della cerimonia della campanella. Sono passate da poco le 13 e si è appena concluso il rituale scambio di consegne tra presidente uscente e presidente entrante. Non è mai un momento allegro: chi se ne va, di solito è carico di malumori e risentimenti e chi entra, deve prendere le misure. Eppure lo scambio della campanella tra Giuseppe Conte e Mario Draghi resterà alla storia come il più ingessato in tanti anni di Repubblica. E a fine giornata proprio la cerimonia della campanella si dimostrerà il momento che più di altri ha racchiuso il senso politico e l’atmosfera di questo 13 febbraio 2021. Giuseppe Conte e Mario Draghi si presentano nel Salone alle 13 dove è stata apparecchiato un tavolino tondo sopra il quale è appoggiato un piattino: dentro si trova la campanella che il presidente del Consiglio utilizza per richiamare all’ordine i suoi ministri. I due presidenti si accomodano uno da una parte e uno dall’altra del tavolino, riparati dalle loro mascherine si mettono in posa per la gioia di fotografi e cameraman.

Conte e Draghi

Conte e Draghi restano silenziosi e immobili, quasi senza espressione in attesa che i lavoratori dell’immagine finiscano i loro preliminari. Finalmente Conte prende in mano l’argentea campanella alla sommità e anche Draghi deve imitarlo, sfiorando le dita del suo predecessore. A quel punto dai fotografi partono sommesse preghiere: «Preside’ da questa parte!», «anche qui», grazie», «da noi, a destra, per cortesia». E intanto la campanella resta nelle mani dei due Presidenti: cinque, dieci, quindici secondi. Alla fine saranno ventitré: un eternità per un’immagine fissa, riservata solo allo spettacolo. E infatti a interrompere quell’interminabile sequenza è un «grazie», sussurrato da Draghi. Finalmente le mani si sciolgono e il nuovo presidente del Consiglio si concede una scampanellata liberatoria. Sembrerebbe finita ma c’è una coda. Dal cerimoniale una voce “chiama” i sottosegretari alla presidenza – Riccardo Fraccaro e Roberto Garofoli: come da una quinta laterale, i bracci destri entrano in scena e si affiancano ai presidenti. Ora è finita per davvero. Conte intreccia le proprie mani in segno di augurio, Draghi fa altrettanto e l’uscente, in silenzio, si congeda. E prima di uscire sussurra da dietro la mascherina il suo «di nuovo». Si è consumata così, in meno di tre minuti, la cerimonia della campanella: formale e silenziosa. Come gli altri momenti clou della giornata.

Il giuramento

Trasformando il giuramento dei ministri, la campanella e il primo Cdm in altrettante “cerimonie del silenzio”. Si era cominciato a mezzogiorno al Quirinale per il rituale giuramento del presidente e dei suoi 23 ministri. Nel salone niente giornalisti né parenti. I ministri, anziché tutti in piedi uno a fianco dell’altro, attendono il loro turno seduti su una poltroncina. Il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti li chiama uno alla volta per giurare. Il primo è Mario Draghi che affronta la rituale formula («Giuro di essere fedele…»), con un’iniziale, impercettibile incrinatura nella voce. Poi sfilano tutti gli altri. Maria Stella Gelmini mentre pronuncia la formula si interrompe un attimo. L’emozione. Mara Carfagna, sicurissima di sé, è la prima che non legge la formula. Molto sicuro anche Luigi Di Maio, che come i ministri dorotei di una volta, è sempre presente in tutti i governi. Arriva il momento della foto di gruppo. Leghisti e “piddini”, che dovrebbero essere i più distanti politicamente, bisbigliando, chiacchierano, scherzano tra loro. Scattano i flash e le telecamere ronzano. Le immagini sono eloquenti: Draghi e i 23 ministri sono immobili, tutti in piedi, tutti silenziosi. È una foto di gruppo. Ma così distanti, uno dall’altro, non sono un gruppo. O almeno: non lo sono ancora.

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