Veneto

Italia sempre più rossa

I dati delle regioni stanno già affluendo sul tavolo degli esperti dell’Iss prima finire nel frullatore dell’algoritmo che definisce i livelli di rischio delle regioni. E già domani il monitoraggio settimanale ricolorerà la cartina dell’Italia ai tempi del Covid. Con Puglia, Liguria, Abruzzo (che in lockdown si è già messo da solo) e Basilicata che dovrebbero passare dall’arancione al rosso, chiudendo negozi, scuole dalla seconda media in su e vietando ogni spostamento non strettamente necessario. Il Veneto a sua volta rischia di passare dal giallo all’arancione, dove ristoranti e bar restano chiusi anche di giorno e gli spostamenti sono consentiti solo entro i confini del proprio comune. Altri cambiamenti non dovrebbero essercene, ma i nuovi dati sembrano confermare la fine prossima del semi-lockdown per Piemonte e Lombardia.

La data

Questo a partire dal 27 novembre però, perché il Dpcm delle chiusure “a semaforo”, in caso di dati in miglioramento per due settimane, prima di cambiare in meglio il colore prevede altri 7 giorni di verifica degli stessi numeri. Le riaperture saranno a macchia di leopardo. Che riaprano però in blocco intere regioni non è affatto scontato, perché in alcuni casi a province quasi da giallo se ne affiancano alcune ancora in profondo rosso. In Lombardia se a Milano, Pavia, Lodi, Cremona e Sondrio l’Rt, l’indice di contagio che tanto incide nella classificazione finale, è già sotto il livello di massima allerta di 1,5, così non è nelle altre provincie. E lo stesso problema si porrà quando si tratterà di riaprire Calabria e Toscana, dove il virus viaggia a velocità diversa da provincia a provincia; in Piemonte invece la situazione è più omogenea. Per questo il governo da qui al 27 novembre sta pensando di correggere il Dpcm, prevedendo di differenziare per province le riaperture, così come oggi è previsto per le chiusure. Questo perché far uscire liberamente le persone da casa, riaprire le saracinesche di tutti i negozi e le aule di seconda e terza media con indici di contagiosità ancora così alti potrebbe rendere vani i sacrifici fatti fino ad ora.

Le regioni

In 17 regioni su 21 le terapie intensive sono sopra il livello di allarme. Che non sia il caso di abbassare la guardia lo dicono del resto i 753 morti di ieri, anche se la curva dei contagi sembra ora camminare sul palteau, con 34.282 nuovi casi ancora lontani dai 41mila toccati venerdì. Ma la pressione sugli ospedali inizia a farsi insopportabile. Secondo l’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, in una settimana si è passati da 10 a 17 regioni sopra la soglia di sicurezza del 30% di posti letto nelle terapie intensive occupati da pazienti Covid. Mentre sopra il limite di guardia del 40% nei reparti di medicina sono 15 regioni, tre in più di sette giorni fa. E negli ospedali la situazione si farà ancora più critica se continuerà a marciare al rallentatore la campagna vaccinale contro l’influenza. In una mail interna di Ats Milano si legge che «al momento tutta la filiera distributiva presenta disponibilità ridottissime per gli over65 e non ha altre disponibilità di antinfluenzali o pneumococcici».

Il comunicato

In più, «non è stato comunicato quando vi potranno essere ulteriori rifornimenti». Ma in serata è la stessa Agenzia a precisare che «in questi giorni sono stati distribuiti ai medici di base oltre 235mila dosi (120-130 per ognuno) per gli over65» e che la mail «è stata inviata dopo l’avvio della distribuzione: è un’indicazione a usare i vaccini consegnati o in consegna senza effettuare ulteriori richieste di fornitura». Intanto gli Ecdc, i centri europei per la cura e la prevenzione, cambiano le indicazioni su tamponi e definizione di “contatto stretto”. Quest’ultimo si intende anche se i 15 minuti a meno di un metro da un positivo sono trascorsi nell’arco delle 24 ore e con la mascherina sul volto. In caso di tamponi rapidi positivi, non sarà più richiesta la conferma con il tampone molecolare. Necessario invece se il test rapido è negativo e per uscire dalla quarantena dopo 10 giorni.

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