Veneto

Jesolo: inaugurato il monumento ai Martiri delle Foibe alle spalle di piazza Aurora

Il sindaco Zoggia: “Un’opera che racchiude in sé il dolore di quei fatti che hanno scritto un capitolo tragico della storia del nostro paese e del nostro popolo. È compito nostro, di noi uomini e donne delle istituzioni, insegnare il rispetto per chi non c’è più”.

La Cerimonia

Si è svolta domenica 10 febbraio, a Jesolo, la cerimonia di svelamento della scultura dedicata ai Martiri delle Foibe voluta da Assoarma Jesolo. Dopo le polemiche e discussioni storiche, una cerimonia equilibrata con la comunità di Jesolo che si dimostra matura e rappacificata. Un’opera che, nella sua semplicità, vuole testimoniare il ricordo delle decine di migliaia di connazionali italiani che hanno perso la vita nella tragedia delle foibe e, allo stesso tempo, mantenere accesa la memoria sulle centinaia di migliaia coinvolte nell’esilio giuliano-dalmata.

Le autorità

Presenti il sindaco della Città di Jesolo, Valerio Zoggia, accompagnato dall’assessore all’Associazionismo del Comune di Musile di Piave, Luciano Carpenedo e dall’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Eraclea, Valentina Doretto. Agli amministratori si sono aggiunti i rappresentanti e le sezioni  jesolane delle associazioni combattentistiche e d’arma e gruppi provenienti dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia, tra cui l’Associazione degli Esuli e Dalmati. Il momento dello svelamento è stato accompagnato dagli interventi del presidente di Assoarma, Franco Pavan, l’artista che ha scolpito l’opera, Sergio Dalla Mora, il presidente del Comitato provinciale di Venezia dell’ANPI, Diego Collovini e il presidente dell’associazione degli Esuli e Dalmati, Elio Ricciardi. A tutti i presenti si è rivolto anche il sindaco Valerio Zoggia.

Le dichiarazioni

“Questo monumento racchiude in sé il dolore di quei fatti che hanno scritto un capitolo tragico della storia del nostro paese e del nostro popolo” – ha spiegato il sindaco Zoggia, “eventi che continuano a suscitare sentimenti, talvolta contrastanti perché, come spesso accade, quando sono ancora vicini nel tempo, subiscono l’effetto delle visioni che noi uomini, delle vicende, abbiamo. È compito nostro, di noi uomini e donne delle istituzioni, di chi riveste un ruolo, insegnare il rispetto per chi non c’è più, lasciando che sia il tempo, spesso più galantuomo di noi uomini, a scrivere le pagine della storia”.

g.ca

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